The Bloodrayne

25/08/2008


Film tratto dall'omonimo videogame che, tutto sommato, tanto ignorante poi non è. E il cast impressiona, a partire dalla protagonista, Kristanna Loken, già Terminator 3. Bella, molto bella e scaltra nell' improvvisarsi in stile Milla Jovovich: combattente sexy e senza pietà, con l'aggiunta di essere maledetta dall'orrida unione che l'ha condotta in questo mondo di umani, e condannata all'eterna solitudine. Poi Michelle Rodriguez (Resident Evil, The Fast and Furious), ovvero la delizia di tutti i fanatici degli action movies, una conferma e una certezza per le parti da guerriera. Chi delude tantissimo, invece, è proprio l'attore al quale i non patiti degli sparatutto (o trafiggitutto, a seconda delle epoche e delle armi in dotazione) si affidavano speranzosi: uno spentissimo Michael Madsen, tanto goffo e male in arnese da risultare imbarazzante negli scontri corpo a corpo che la sceneggiatura lo obbliga ad interpretare (controfigura in scena anche solo per il salto da un gradino), tanto svogliato da non cambiare la sua plantigrada espressione nemmeno quando viene trafitto a morte. Da menzionare Ben Kingsley(Sexy Beast) e Billy Zane (Titanic), decorosi nella loro anonima prova. Per il resto, la storia diretta da Uwe Boll, più timoroso di sbagliare che preso dalle vicende, è convenzionale, senza grandi picchi e con qualche caduta. Risultato: mediocrità calcolata, a nascondere tanta, tanta paura di sconfinare nel ridicolo. Si produce al risparmio e si punta tutto sulla Loken, una Damphyr, ovvero la figlia di una donna umana e di un uomo vampiro. Narra la leggenda che se anche la metà di un Damphyr rintraccia le proprie origini negli ematofagi, non necessariamente deve essere malvagio, può nutrirsi con cibi ordinari, benchè preferisca il sangue di altri vampiri, e non viene ostacolato da crocifissi o dalla luce del sole, ma nella pellicola, Rayne, la fatale protagonista, è comunque costretta ad affrontare il giorno coperta dalla testa ai piedi. I Damphyr si alleano quasi sempre con cavalieri e cacciatori di non morti, ma non godono mai di completa fiducia, e il richiamo del sangue resta comunque forte in loro, motivo che li costringe spesso a nascondersi dietro tenebrose e false identità. Nel film c'è tutto quello che si richiede ad un lavoro di serie C: qualche battaglia, erotismo dark, un minimo sindacale di crudeltà e l'eterno tema del combattente solo e diverso, quasi un eroe romantico, costretto a sopravvivere in un mondo di deboli e di creature feroci, dato che i paladini sono destinati a sacrificarsi. Degna di nota la presenza nel copione di un "Maestro della Notte", figura leggendaria di vampiro ancestrale, a capo di altri vampiri e di aspiranti tali, sinistro, perverso, ma avviato all'inevitabile declino. Anne Rice è già un classico.

Carlo Baroni