Red Sands

05/01/2010

USA 2004, 86 minuti       
V.M. 14
Lingue: italiano, francese, spagnolo, inglese
Contenuti extra: introduzione del regista, scene tagliate, traillers
Regia: Alex Turner
Con: Shane West, Leonard Roberts, Aldis Hodge, Callum Blue


Uscito tempo fa, ma da non molto a noleggio, ecco un classico esempio di film dal discreto potenziale il cui regista, dalla metà in poi, perde del tutto il controllo della narrazione. Lui si chiama Alex Turner, e non gli si possono certo negare alcune qualità, il film è “Red Sands”.
Siamo a circa un anno dalla strage dell’ undici settembre 2001, gli Stati Uniti attaccano il regime talebano in Afghanistan, incontrando non poche difficoltà a causa del territorio inospitale. Un distaccamento di un quartier generale nei pressi di Kabul, al comando del sergente Howestone, riceve l’incarico di sorvegliare un’area desertica traverso la quale, secondo alcuni informatori, i talebani si avventurano con carichi di armi. La squadra di Howestone viene definita “abbastanza competente” dal capitano della base, ma ci accorgeremo presso che l’approssimazione è per eccesso. L’incarico è semplice, e l’unico pericolo è quello di venire individuati dai guerriglieri, cosa altamente improbabile, dato che i marines sono accampati in una casupola in rovina esattamente in mezzo al nulla, con l’impatto visivo che avrebbe un semaforo in pieno Antartide: poco ci mancava che si mettessero i bersagli sulla divisa. Tutto procede bene, salvo per il fatto che, davanti alla casupola, non passa alcuna strada, ed ecco il problema numero uno, che viene subito rimandato a data da destinarsi. Prima di raggiungere la base, tuttavia, il più giovane membro della squadra si era distinto per una di quelle idiozie che solo nei film horror vengono compiute, e che sono all’origine della catastrofe seguente: in sosta presso quelle che sembrano antichissime rovine di un tempio, i militari trovano una statua. La cosa, in se, pare già strana, dato che l’ Islam proibisce le raffigurazioni sacre. Ma, dice il caporale Keller, l’intellettuale della compagnia, potrebbe trattarsi di un involucro, di uno strumento difensivo contro le forze del male. Nello specifico, i Dijnn sono demoni della tradizione araba che vivevano sulla terra prima di noi. Dopo qualche tempo, a causa dell’attrito con gli umani, la abbandonarono, tutti tranne alcuni, che, se catturati con apposite formule, potevano essere rinchiusi in contenitori come anfore o statue. Religiosi o meno, chiunque avrebbe evitato di sparare alla statua, frantumandola, anche solo per una forma di rispetto verso il passato. Chiunque, tranne l’idiota della congrega. E, neanche a dirlo, nella statua c’era un Dijnn. Passano i giorni fra ozio e battute di pessimo gusto, resta il problema di una strada che non c’è. Howestone decide di far visita ad un villaggio vicino, e questa sarebbe la sua migliore idea per trovare la strada, ma il villaggio è deserto, e c’è solo il cadavere di un uomo mezzo sepolto e lapidato. Ci fanno sapere che è lapidato, perché non ci vuole il tenente Colombo per notare un piccolo dettaglio, e cioè che la vittima dell’esecuzione non riporta traccia di alcuna ferita. Presa coscienza della stranezza del luogo, la compagnia ritorna alla base, sempre più in mezzo al nulla, e riprende a parlare della strada. Il caporale Keller, intanto, accusa strani sintomi e soffre di orribili visioni notturne. Giusto per rendere più folcloristica l’avventura, il sergente perde il contatto radio con il comando, forse a causa di una terribile tempesta di sabbia che incombe sugli sventurati. Al riparo nella catapecchia, si scherza e si gioca a poker, quando, d’un tratto, ecco giungere correndo una donna dagli occhi verdi con parte del volto coperto. Solo dopo quindici minuti qualcuno si domanda da dove diavolo sia sbucata fuori, dato che la tormenta sommerge tutto nel raggio di chilometri. La legano e la sorvegliano, mentre Howestone traffica con la radio. E’ importantissimo tenerla sott’occhio, potrebbe essere un’infiltrata. Tanto importante che, neanche passano due ore, la donna resta sola in una stanza. Sorpresa, sorpresa la mattina seguente: il camion della compagnia è stato sabotato. Nessuno sospetta dei propri compagni, che, con quel gesto, avrebbero firmato la loro condanna, ma la cosa grave è che nessuno sospetta della donna. A proposito, dov’è la donna? All’improvviso non è più una priorità, forse c’è, forse non c’è. Non c’è. La decisione sul da farsi spetta ad Howestone che, in tutta risposta, torna alla radio. Lentamente, i soldati iniziano a comportarsi in modo anomalo. Sono nervosi, soprattutto perché non riescono a vedere la strada. Unica consolazione è spiare la donna mentre si immerge in un canale d’acqua sotto la casa. A proposito, la donna è tornata. Dov’è stata? Non fa niente, è un bel vedere. Ma il giorno seguente uno degli uomini viene rinvenuto senza organi interni a qualche decina di metri dalla casa. Seccante. Come si procede? Il sergente torna alla radio e gli altri cercano la strada. Poi ne muore un altro, sempre in circostanze orribili, ma vuoi mettere una radio che non funziona e una strada che non si vede? Tutti, tranne Keller, sembrano impazzire, compreso il sergente Howestone, che dopo aver steso due dei suoi si nasconde per attaccare Keller e Trevis, i superstiti. Si nasconde dove? Non c’è che sabbia, tutt’attorno? Comunque non si vede, e fa cecchinaggio. La donna non c’è più. Cala la notte, il sergente continua a fare cecchinaggio, Trevis chiede a Keller chi stia sparando. Keller fa notare l’alta percentuale di probabilità che seguiti a trattarsi di Howestone. Keller esce dalla baracca, sotto il fuoco del suo superiore, si getta dietro un muro, chiama Trevis che rischia di finire impallinato per raggiungerlo. I due si aggiustano l’elmetto e poi rientrano nella baracca. Misteri della psiche umana. Da notare che la donna è tornata, se ne stava con i lacci ai polsi e ora gira libera come fosse in una suite. Howestone sa di non aver colpito i due rimasti, e, da bravo cecchino, decide di uscire allo scoperto. Fa fuori Trevis ma Keller fa fuori lui. E’ finita. Davvero? E la donna? Ah, niente di serio, è un Dijnn che fa leva sui traumi insiti nella memoria delle sue prede, si impossessa del corpo di Keller e invade il mondo.
B-movie dalla buona fotografia e con trovate ad effetto più che rispettabili, pecca terribilmente sulla narrazione e, per questa peculiarità, potremmo menzionarlo tra i film peggio raccontati di tutti i tempi. Altrimenti, starebbe fra tanti, e di esso non avremmo scritto.

Carlo Baroni