Canada 2012, la Ferrari che non c’č

10/06/2012

Settima prova del mondiale di formula uno che sembra sancire, in via definitiva, quale sia la migliore macchina della stagione. Hamilton coglie il suo primo successo dell’anno, conducendo senza errori una Maclaren impeccabile, unica monoposto sprovvista del profilo a scalino sul cofano, ed intanto sono sette i piloti ad aver vinto le prime sette gare, ma fra i grandi protagonisti della competizione spiccano Romain Grosjean e Sergio Perez, secondo e terzo rispettivamente su Lotus e Sauber. La strabiliante gestione delle gomme ha permesso ai giovani emergenti di concedersi un solo pit stop, strategia tentata e fallita anche da Ferrari e Red Bull. Delude la Williams, che sembra essersi perduta di nuovo dopo il trionfo di Maldonado in Spagna, mentre precipita negli inferi dei nuovi team una Toro Rosso ridotta ai minimi termini. Ci si aspettava di più dal talento di Paul Di Resta, partito a razzo e quinto al terzo giro, ma dopo il passaggio dai pneumatici super soft ai soft la sua Force India non è più stata la stessa. Inquietante guasto sulla Mercedes di Schumacher, il cui sistema DRS blocca l’ala mobile in posizione orizzontale e rende la vettura inguidabile in curva. Ennesimo ritiro del tedesco dopo un farsesco tentativo ai box di chiudere manualmente l’alettone. Certo non trascurabile, un simile sinistro, data la pericolosità dell’evento se si fosse verificato in tracciati con ampie curve a forte appoggio laterale. E pensare che l’inventore del sistema è proprio Ross Brown, team manager della Mercedes, che aveva stimato impossibile l’evenienza oggi palesatasi. Procede dignitosamente il compagno di Schumi, Nico Rosberg, mentre non finisce il lungo inverno di Jenson Button, che durante le prove ha bruciato un treno di super-soft in un bloccaggio al limite ed oggi ha continuato a manifestare problemi in frenata, specie dopo il tornantino che immette nel rettilineo precedente i box. Bocciatura senza sconti per il team Ferrari, con un’ eccezione per Alonso. Massa stava producendosi in una gara aggressiva, ma è finito in testacoda rovinando le gomme, Alonso ha cercato di simulare la strategia di Lotus e Sauber con una vettura che stressa maggiormente le coperture, e si è trovato a prendere quattro secondi a giro da Vettel, il quale, dopo aver fallito il medesimo tentativo, ha pensato bene di salvare il salvabile con una sosta ai box. Preoccupa davvero la condizione della Ferrari, con una macchina migliorata ma ancora imperfetta e, soprattutto, con una squadra che sa solo collezionare errori strategici di grossolana banalità. Ci si arrabbia con lo staff di Stefano Domenicali perché sarebbe stato possibile tenere l’asturiano in testa alla classifica se il muretto non vivesse in un perenne stato catatonico, sempre incapace di assumere decisioni drastiche e mai vincente ogni qual volta tenti un azzardo.

Carlo Baroni