The Vanishing on 7th Street, di Brad Anderson

28/10/2011

Ecco il classico esempio di un'occasione sprecata. Una più che discreta idea gettata nella discarica innervosisce sempre anche il meno esigente dei cinefili. Troviamo qui un attore ormai noto per non avere un nome (volendolo proprio scrivere, si chiama John Leguizamo), con un curriculum più folto che pregevole ma apprezzato da Baz Lhurman, che lo volle sia per il suo visionario "Romeo+Juliet" che per "Moulin Rouge". Un black out, cosa di molte notti. Questa volta, però, la gente scompare nel buio, lasciando a terra i vestiti. Solo chi ha con sé una fonte di luce riesce a salvarsi, ma non deve spegnerla o esporsi alle tenebre, altrimenti qualcosa lo fa letteralmente svanire. L'oscurità assedia gli ultimi superstiti alla ricerca di batterie, propano e auto che funzionino ancora. In una città semi-deserta, sotto un sole che sorge sempre più tardi e tramonta sempre più in fretta, si legge una scritta, un nome o un monito: Croatoan. E' l'apocalisse, l'inferno, una dimensione parallela? E le ombre antropomorfe che rapiscono i vivi sono anime di defunti, alieni o demoni? In circostanze simili i quesiti si farebbero infiniti, e i protagonisti iniziano, al riparo di un bar dotato di generatore di emergenza, la più goffa disputa filosofica che sia mai stata ripresa. Con reazioni assolutamente illogiche, pretese di introspezione e una condotta che sembra più votata ad evitare la luce piuttosto che il buio, spariscono tutti, tranne un ragazzino e una ragazzina, che trovano un cavallo senza più calesse e avanzano come cow boy verso il tramonto, sopra una tangenziale costellata di auto distrutte, verso quale prospettiva davvero non si sa, dato che sono armati solo di una torcia ad energia solare, ma c'è il piccolo dettaglio che il sole sorge sempre meno spesso, e dunque questa immagine di speranza nella vita viene a perdere di significato. Ciò che rende questo film detestabile non è tanto la sua goffaggine e le infinite disattenzioni del regista, quanto la recitazione degli attori, che sembrano provenire da altri film, con altri contesti ed altre atmosfere, ritagliati ed incollati in questo per un fallimento più che totale.

Carlo Baroni