Il respiro del diavolo, di Stewart Hendler

28/10/2011

E' una domanda che, scommettiamo, in molti si sono posti: cosa accadrebbe a dei malvagi rapitori se la loro vittima fosse assai più crudele di loro? Se siete fra gli eletti intelligentoni che passano il tempo a porsi quesiti tanto elevati quanto utili come il succitato, ecco il film che fa per voi. Rapitori più sfortunati non se n'erano mai visti, perché questi non prendono come ostaggio una ragazza starnazzante o un culturista adoratore di Charles Manson, bensì un demone vero e proprio in forma di bambino. Lo scopo del sequestro è, ovviamente, il riscatto, ma il piccolo David, in realtà un agente di Satana venuto sulla terra per "reclutare" anime da spedire all'inferno, già stava ammorbando di morti orrende la famiglia che l'aveva adottato, ed ora decide di giocare con i suoi carnefici. Pure con altri innocenti incontrati durante il tragitto che avrebbe dovuto portare al sicuro i malviventi. Può darsi che questo film non meriti in via definitiva di essere collocato in una rubrica di così basso spessore: il taglio registico è professionale, la recitazione decorosa, la trama convenzionale però ben retta. Ma che l'ultimo sopravvissuto, per non udire "il respiro del diavolo", ovvero la voce interiore del demoniaco bambino, che può indurre un umano a qualunque atto, si assordi sparandosi un colpo di pistola vicino alle orecchie così da poter contrattaccare un delegato dell' Angelo Nero a colpi di scure ci ha tolto ogni dubbio. Inoltre, proprio non capiamo perché un essere soprannaturale in grado di spostarsi alla velocità della luce, in circostanza di vero pericolo, si limiti a correre. Il guaio è che bisogna pur sconfiggerli prima o poi, questi diavoli. Farli vincere è fuori moda.

Carlo Baroni