Jennifer's Body, di Karyn Kusama

28/10/2011

Che l'horror giovanilistico di serie B stile anni ottanta non conosca limiti in fatto di degradazione artistica è cosa risaputa, ma questo film potrebbe addirittura rivelare qualche ragione di riscatto, a patto che lo spettatore abbia lasciato, nel proprio pensiero, ampio spazio per l'indulgenza. Prima che "Mamma mia" e "Cappuccetto Rosso sangue" la rendessero celebre, Amanda Seyfried si dilettava con pellicolacce di questa sorta, le quali hanno l'indubbio pregio di alimentare, nel regista di turno, una fantasia senza pudore. Jennifer (Megan Fox) è bella e sexy, molto più della sua amica del cuore Needy (Amanda), è una studentessa liceale di una piccola città e potrebbe avere tutti gli uomini che vuole, e infatti li ha avuti, poiché li voleva più o meno tutti. Un complesso rock sfigato passa da quelle parti e si ferma per una comparsata nel locale del posto, una specie di sala da biliardo fumosa e in disarmo. Sono abbastanza bravi, potrebbero avere successo come boy band, ma di quelle ce ne sono infinite, e tutte composte da elementi abbastanza bravi. Per avere successo, decidono così di votarsi al maligno, sacrificando una vergine mentre la luna è calante. Il vocalist non è una cima, perché sceglie come vittima la malcapitata Jennifer, decisamente tutto meno che vergine, e, nell'atto di ucciderla, dopo averla portata in mezzo a un bosco, genera una succube, ovvero una creatura demoniaca partorita da un rituale impuro, dotata di poteri soprannaturale e divoratrice di carne umana. Per Jennifer, sempre più bella, inizia una nuova vita, e anche una nuova dieta, a base di studenti del college al naturale... e al sangue! Per nulla male alcune trovate umoristiche, terrificante la trama e di colore diverso dal tessuto le toppe che il regista cuce qua e là per procedere nella narrazione, il film ha un solo pregio oltre allo humor nero: è abbastanza originale, anche grazie all'inquietante luccichio degli occhi grandi grandi di Amanda Seyfried, che, in effetti, non abbiamo mai trovato in pellicole che non spicchino per originalità.

Carlo Baroni