Apologia dello Zombi o Teste morte lo siamo un po’ tutti

19/07/2010

Categoria: Ghoul (sottocategoria di Revenante)

Stato sociale: chiunque, davvero.

Longevità: poche settimane, talvolta pochi giorni. Sono cadaveri, sono marci, diventare zombi non arresta la decomposizione.

Punti di forza: Uno solo di vitale importanza: non pensano, il che li rende immuni alla paura e ad ogni altro freno che possa essere legato alla coscienza o alla moralità. Fanno branco, è risaputo che gli zombi non attaccano mai altri zombi, e possono radunarsi in folle oceaniche con l’unico scopo di accerchiare gli umani ancora vivi. Bisognerebbe menzionare anche il fatto che l’unico modo per abbatterli è colpirli alla testa, frantumando i residui cerebrali ancora attivi, ma non è del tutto vero: crivellarli di colpi con armi automatiche, ad esempio, li trasforma in tartine umane, e anche se la testa continua a ringhiare, a quel punto basta un martello. Ma non sono da escludere i veicoli pesanti contro i non morti, quelli che abbiano peso e resistenza tali da schiacciarli o smembrarli: camion e ruspe sono ottimi, all’occorrenza, così come mietitrici, schiacciasassi (cabinati, di modo da impedire alle teste morte di assaltare il conducente dai lati), fuoristrada da più di tre tonnellate dotati di rinforzi ai paraurti, autobus e trattori. Uno spazzaneve, in caso di zombi, è una vera benedizione. Provatelo con la pala abbassata e la trazione integrale per superare cumuli di carnitrofi e abbattere ogni cosa ostacoli il vostro cammino. Il divertimento è assicurato!

Punti deboli:
Come si dice: ciò che ti rende forte, ti rende anche debole. E’ vero che non pensare significa non avere paura, ma gli zombi sono i Revenanti più stupidi mai visti, avanzano verso un bersaglio armato senza alcuna esitazione, dunque un uomo in forze che abbia anche solo una mazza da baseball da brandire può eliminarne più di uno senza eccessive difficoltà. Gli zombi sono una minaccia solo se incontrati in gran numero, uno zombi isolato è lento e privo di qualunque strategia di attacco, dunque può essere ucciso o catturato facilmente, la sola precauzione che si raccomanda è di usare armi da fuoco precise o armi da impatto abbastanza lunghe da permettere di rimanere lontani dalla sua bocca, il cui morso conduce al medesimo destino dello sventurato che state per sollevare dalle fatiche terrene. Le mazze sono eccellenti, e così i picconi, i martelli pesanti, le asce. Evitate martelli leggeri o chiavi inglesi: dovreste avvicinarvi troppo. Usate sempre armi da impatto se non avete familiarità con fucili e pistole: sbagliare un colpo alla testa è più facile di quel che si creda, e gli zombi fanno leva sulla tendenza dei vivi a farsi prendere dal panico per avere la meglio.

Cose vere e non vere su di loro: Gli zombi non hanno una vera e propria tradizione storica (si intende una letteratura che li sostenga e che ponga dei ben precisi parametri), dunque ogni cosa può essere vera e non vera allo stesso tempo. In genere, sono stati avvistati pochi zombi in grado di correre come umani vivi, e si crede che questo dipenda dallo stato del cadavere al momento della trasformazione. E’ da escludere che gli zombi apprendano, col tempo, o riapprendano, facoltà raziocinanti, e per un semplice motivo: sono un cumulo in cancrena, il loro percorso vitale è involutivo fin dal principio, e più passa il tempo più diventano disgustose le loro condizioni fisiche. Pensare che possano evolversi è, semplicemente, un controsenso.

L’ ESPERTONE CONSIGLIA (guida per sopravvivere in caso di zombi): Questi pochi precetti tenete a mente, nel caso le teste morte imperversassero:

1)    Sparare è difficilissimo, non fate caso a Mel Gibson in “Arma Letale” che spara con due pistole, correndo e imprecando. Sparare è davvero difficilissimo, e colpire un bersaglio a dieci metri può non essere affatto una cosa ovvia, soprattutto se si tratta di un mostro barcollante che vuole mangiarvi vivi. Non vergognatevi di mancare un fienile con un cannone, pochissimi sanno che basta una minima escursione della canna di una pistola per spedire il colpo verso tutto l’orizzonte, dunque, nel caso non foste pratici di armi da fuoco, usate bastoni, mazze, asce. Lasciate perdere “L’Armata delle Tenebre” e riponete le motoseghe, hanno il vizio di incepparsi proprio quando servono. E poi, come le usereste? Fanatici!
2)    In caso di zombi, la padronanza del campo di battaglia è importantissima: fatevi inseguire se avete preparato una buca di dieci metri per cinque piena di benzina, non la vedranno prima di andare arrosto, ma lasciate qualcuno nascosto con il compito di accenderla, non fate tutto da soli! Chi fa tutto da solo, in genere, diventa una torcia umana e gli zombi restano a guardarlo chiedendosi se non siate voi tanto, ma tanto stupidi. (Fate anche attenzione a non cadere voi stessi nella buca…)
3)    Se vi trovate in un posto sicuro, come un supermercato pieno di cibo e acqua, restateci! Gli zombi sono cadaveri, hanno i giorni contati, e voi potreste resistere per mesi. Perché lasciare un rifugio protetto se le autorità hanno perso temporaneamente il controllo della situazione? Per andare dove? In un altro supermercato? Che succede? Non c’è la vostra marca preferita di cereali?
4)    Se vi trovate di fronte ad uno zombi, usate subito la vostra arma. Non restate inebetiti a dire frasi come “Oh, mio Dio!” “Non può essere!” oppure “Jack, sei vivo? Ti prego, dimmi che non sei diventato uno di loro!” Volete anche il tè con i pasticcini, già che ci siete? Se non parla, barcolla ed è verdastro, fidatevi, non è a causa di un cibo precotto andato a male.
5)    Non fatevi accerchiare, cercate di colpirli a distanza. E’ il numero la loro forza, se vi accerchiano siete finiti.
6)    Se scoppia un incendio andreste vicino ad un distributore di benzina? E allora perchè se si propaga un’epidemia di non morti andate in prossimità di ospedali e cimiteri?
7)    Risparmiate i colpi: è abbastanza idiota sparare cinque colpi al petto di uno zombi quando sapete che ne basta uno in testa. 
8)    E’ brutto dirlo, ma portarsi appresso un infetto può non essere la migliore delle idee, specie se lo lasciate incustodito per passare un’ ultima notte d’amore con il/la vostro/a compagna di fuga. Questo non è davvero sesso sicuro.
9)    Non usate mai il lanciafiamme! Vi ritroverete tanti candelotti camminanti che daranno fuoco al vostro rifugio e a voi. Se ci tenete a non fare la figura dei deficienti, non incendiateli in un laboratorio tessile, ad esempio.
10)    Se dovete scappare in macchina, è discutibile scegliere un cabrio. Avete sempre voluto un cabrio? Vi pare il momento adatto per realizzare i vostri sogni e magari portare anche la ragazza con cui ci provate invano a guardare le stelle?
11)    Esplorate il posto dove vi fermate per riposare: non stendetevi sul divano di una casa disabitata con il fucile poggiato al mobile che resta a cinque metri da voi, e non rimaneteci male se, dalla cucina, arriva una vecchia signora senza un braccio e con i denti sanguinanti mentre voi state facendo zapping per cercare la ricezione del satellite. Non dite, poi, che non è stata colpa vostra.
12)    La migliori difesa, in questi casi, è sempre la fuga. Solo, cercate di non inciampare. Per una volta, state all’occhio con radici affioranti, tombini e skateboard abbandonati.
13)    Andate sempre verso posti isolati. Se possibile, non cercate rifugio nelle città, evitate i grandi centri urbani. Viaggiate verso le montagne, e, quando vi fermate a fare rifornimento, non andate in toilette. Date le circostanze, farla dietro un albero (a meno che non ci sia uno zombi dietro un albero, perché la sfiga ha il mirino, ricordatevelo) è il minimo della scortesia verso i vostri compagni di viaggio.

Che lo zombi sia fra gli abomini più disgustosi della storia del cinema è cosa abbastanza nota, e Romero, autoproclamatosi maestro in materia, li ha sempre usati per film di denuncia sociale, dunque il suo lavoro non è, in questa sede, in alcun modo significativo. Innumerevoli sono le pellicole di serie z sui non morti claudicanti, che hanno aperto le porte allo splatter e hanno concesso a molti registi la possibilità di mostrare una violenza senza colpa, dal momento che lo zombi ha solo l’aspetto di un umano, ma l’intelligenza inferiore a quella di un insetto. Resta attiva solo la sottocorteccia cerebrale, diciamo sul serio, sono peggio delle mosche quanto a ragionamento. Però gli zombi, come ogni altra creatura indicibile, sono esistiti sul serio, e se li abbiamo categorizzati sotto la voce Ghoul (cadaveri rianimati con la magia), un motivo esiste. Haiti è la terra dei veri zombi, e la religione Voodoo, poi entrata in contatto con altre religioni, compresa quella Cristiana, avrebbe, stando ai racconti di ardimentosi viaggiatori, dato vita ai primi non morti. La realtà dei fatti è, invero, assai meno gotica ma molto più macabra. Gli stregoni Bokor dei primi villaggi Haitiani avevano un modo insolito di trattare i prigionieri di altri villaggi, e risolvere così il problema della mano d’opera: dopo una lunga ed enfatica cerimonia, la guida del culto soffiava sulle narici del prigioniero scelto per il sacrificio una polvere ricavata dai cadaveri essiccati dei pesci palla, la quale contiene un potentissimo veleno chiamato tetradotossina, in grado di danneggiare gravissimamente il sistema nervoso centrale. Il condannato cadeva dapprima in coma, poi veniva sepolto sotto un esiguo strato di terra, di modo che potesse respirare. Dopo due giorni si risvegliava, ma con il cervello in poltiglia, e manteneva solo la capacità di imitare i gesti che gli venivano mostrati. Si riesumava quindi il finto morto e si gridava al successo del rito. Ciò che restava del prigioniero veniva destinato ai lavori più estenuanti, nutrito lo stretto indispensabile ed usato fino alla sua morte, che avveniva sempre per sfinimento. Viaggiatori inglesi parlano di uomini il cui volto sembrava privo di emozioni, con lo sguardo fisso nel vuoto, la bocca aperta ma incapace di articolare parola. Si narra che venissero picchiati senza che questi dessero cenno di avvertire dolore, e che lavoravano nei campi per ore ed ore senza bere e senza mai una sosta. Il segreto venne per lungo tempo tenuto ben stretto dagli stregoni, così da alimentare la paura del popolo ed il rispetto per il loro potere. Di fatto, si trattava di sfruttare al massimo il concetto di schiavitù, ed è singolare che questi primi zombi non venissero affatto nutriti con la carne, alimento pregiato, ma con verdure e bacche. I Bokor sostenevano che, se solo avessero assaggiato la carne, sarebbero corsi nel luogo dove erano stati sepolti, per tornare ad essere morti a tutti gli effetti. Era un rito di rara crudeltà, che si ripuliva anche dall’accusa di omicidio, dato che a morire di infarto o denutrizione non erano umani, bensì semplici involucri. Non era possibile fare in modo che gli zombi imparassero azioni complesse, e non mostravano alcun tratto di aggressività, neppure se picchiati fino all’uccisione. Subivano bastonate e turni lavorativi letali, e duravano solo alcuni mesi dopo il trattamento. E’ probabile che non fossero più nemmeno in grado di percepire il dolore, ragion per cui le percosse si spingevano spesso fino all’assassinio, nel tentativo, da parte degli schiavisti, di sortire effetti sul comportamento degli sventurati. Il popolo, tuttavia, continuava a credere che dalla morte si potesse tornare, e accumulava pietre sopra le tombe, non per proteggere i cadaveri dai predoni, ma per proteggere i vivi dai morti, pronti a rivalersi su chi aveva falsamente pianto per loro, carichi di odio e di invidia.
Dunque, come si può constatare, quelli che un tempo erano i “veri” zombi si discostano totalmente dalla tradizione cinematografica, che vede in Romero il suo cantore. Come già detto, il pluripremiato regista, tuttavia, eccelle solo nel primo dei suoi titoli: “La notte dei morti viventi”, rimane accettabile con “Zombi” e risulta inguardabile negli altri lavori in materia. Più che altro, lo zombi diverte (prima ci siamo divertiti anche noi, a comporre la scheda) perché genera circostanze inverosimili. Debellarne un’epidemia sarebbe uno scherzo, ma ecco svelati i limiti dei vivi di fronte al pericolo. Mai i protagonisti di storie horror fanno pessime figure come quelli alle prese con i morti viventi, e l’elenco dei film di serie z, girati più o meno in economia, che trattino di cadaveri ambulanti è sterminato, tanto che ci pare impossibile riportarlo. Resta doveroso menzionare almeno due lavori a basso costo, il primo per la ricercata orripilanza della storia, risate garantite e splatter a profusione, il secondo per l’estrema, inusuale drammaticità della trama. “Zombie Nation” di Ulli Lommel è imperdibile se amate il genere trash, mentre “Dead and Buried”, di Gary Sherman, è una vera sorpresa che colpì anche gli autori di Dylan Dog, dal quale trassero un racconto per l’indagatore dell’incubo. Film introspettivo, scava nell’animo dell’uomo e riesuma la sua ancestrale, ovvia paura verso la morte, la fine di tutto, l’oblio eterno. Una paura tanto forte da cercare qualunque forma di sopravvivenza, persino quella degli zombi, elaborati da un geniale scienziato perché restassero dotati di una mente pensante e con la sola necessità di qualche “ricostruzione”, di tanto in tanto. Film che comunica in modo percettibile il freddo delle tombe, l’odore del muschio e la tristezza della fine che attende ogni mortale, una sorta di commovente rivolta contro gli dei, destinata, però, a raggiungere un’ immortalità di solitudine e buio. Se non bello, decisamente profondo, e lo consigliamo. Gli altri guardateli tutti, perché instupidirsi davanti a qualche scemenza non è poi questo gran peccato, e nel mondo del puritanesimo e dell’indifferenza, un po’ zombi lo siamo tutti.

Carlo Baroni