L'Uomo Falena, questo sconosciuto

14/08/2010


Categoria: Esterno

Longevità: Sconosciuta, ammesso che possa morire e ammesso che la sua si consideri vita come noi la intendiamo.

Punti di forza: Gli esterni, a differenza delle mostruosità terrene, sono esponenzialmente superiori agli uomini, dunque elencare i punti di forza coinciderebbe col menzionarli tutti, tranne per il fatto che…

Punti deboli: …pare non riescano a comunicare direttamente con noi, benché vogliano farlo.

Cose vere sul suo conto: E’ vero che in molti, in diverse epoche ed in diverse regioni del pianeta, assicurano di averlo visto, tuttavia…

Cose non vere sul loro conto: …anch’io posso assicurarvi di essere stato rapito dagli alieni che volevano rubarmi l’anima, ma poi l’hanno persa in una partita a poker, però non è detto che sia vero.

L’espertone consiglia: Comunque stiano le cose, come dicono i pisani: meglio un morto in casa di un uomo falena alla porta. Non potete farci niente, è troppo per il nostro cervello. Se vi sceglie per i suoi incomprensibili scopi, è facile che per voi si metta male, ma anche no. Potreste rimediare solo una scottatura, o potreste perfino uscirne totalmente indenni. Dipende dal modo in cui cerca di entrare in contatto con voi, e non c’è verso di agevolarlo, dunque speriamo che si faccia gli affari suoi, anche perché, fino ad ora, nessuno lo ha capito. In linea generale, un consiglio sembrerebbe valido: più si resta passivi e meno danni causa il tentativo di comunicazione. Provocarlo è una pessima idea. Trovarselo davanti e sbraitare: “Parla chiaro, capisci l’italiano?!” non è indice di grande saggezza.


Addentrarsi in un discorso tanto vago quanto quello del fantomatico Uomo Falena parrebbe difficile o estremamente facile. Un notevole film con Richard Gere e Laura Linney potrebbe considerarsi un manuale quasi esauriente circa un mito che vanta un numero elevatissimo di segnalazioni. Però, a differenza dei dischi volanti, nessuno è mai riuscito ad immortalarlo. Macchie sul vetro della finestra con la telecamera che ondeggia per simularne il movimento o foto sfocate di piatti fatti roteare in aria hanno davvero stancato, tanto che, ormai, i programmi che ancora ne parlano registrano sempre minori ascolti. Che esistano altre forme di vita, in altre galassie, in altri sistemi solari, in altri pianeti dell’ universo sembra statisticamente ovvio, ma che siano in grado di raggiungerci è un altro paio di maniche. Ci permettiamo di osservare che intelligenze superiori, con tecnologie inimmaginabili per i terrestri, potrebbero fare di meglio che inviare traballanti lucine in cielo o falciatrici galattiche per creare fantasiosi scherzetti nel grano. Un po’ come se noi ci mettessimo in mente di raggiungere Marte con una Fiat Multipla e, una volta arrivati, scrivessimo in vernice spray “Cassano uno di noi” sulla superficie del rosso pianeta. Mezzo discutibile, obiettivo non fra i più elevati: temiamo che gli alieni avrebbero altri piani, se mai passassero da queste parti. Puntualizzato il fatto che, almeno noi, non parleremo di alieni in questa rubrica, torniamo all’argomento da analizzare. Il misterioso uomo alato ha fatto discutere proprio perché i racconti di coloro i quali sostengono di averlo visto non sono molto interessanti, sotto il profilo giornalistico, e rimangono indefiniti, come se gli sventurati avessero avuto a che fare più con una forma di energia che con una mostruosità. Chernobyl, giusto per citare un luogo in cui la presenza sarebbe apparsa, fu teatro di numerose manifestazioni paranormali subito dopo la catastrofe della centrale atomica. Alcuni sopravvissuti raccontarono di una creatura antropomorfa, alta circa tre metri, con una testa molto piccola e lunghissime braccia che teneva dispiegate come ali. Ciò che affascina di questi racconti sta anche nella descrizione confusa dell’ambiente attorno alla presenza. Si concorda su di un repentino aumento della temperatura, misurabile in parecchi gradi al di sopra della norma, di luci intense, dalla variante cromatica fra il giallo e il rosso, e la condizione percettiva dei soggetti presenti non era mai esprimibile a parole. Si direbbe quasi il sogno ad occhi aperti di uno psicotico o di un uomo sotto effetto di acido, ma i racconti erano riportati da persone attendibili e non affette da turbe psichiche. La loro esperienza non ha mai riempito le pagine delle riviste o dei quotidiani proprio perché abbastanza assurda, troppo onirica per suscitare dubbi negli scettici. Sembrano chiare due cose: dovremmo confrontarci con il difficile concetto di concentrazione energetica e col fatto che l’Uomo Falena si presenterebbe sempre, o quasi sempre, subito dopo, prima o durante una tremenda tragedia. Un ponte che crolla, un’ esplosione, un incidente che coinvolga decine di automezzi, episodi che generino violenta emotività e paura sembrano richiamare l’oscuro essere. Saremmo nell’errore, tuttavia, a ritenerlo il responsabile. Non parliamo di un film horror, come non è un film horror “The Mothman prophecies” sopra citato, ma di un mistero catalogabile nel file “Non ci capisco dentro niente”. Alcuni segni giungono prima della tragedia, come disturbi nervosi, strani sintomi psicotici in uomini di buona costituzione mentale, amnesie, sonnambulismo, perdita dell’orientamento e alterazione sensoriale. Dopo i primi sintomi i disturbi sembrano crescere: allucinazioni collettive, sindromi paranoiche, suoni e immagini percepibili solo da alcuni. A quel punto, i soggetti chiamati in causa lo vedono. Può assumere forme leggermente diverse, la sua immagine non è nitida, ma risponde quasi sempre ai medesimi connotati. In alcuni lascia danni mentali permanenti, in altri un inspiegabile rossore agli occhi, oppure ustioni epidermiche, in altri ancora assolutamente nulla. Chi più tenta di contrastare la visione più subisce offesa. Ad accrescere il mistero sono alcune pitture rupestri risalenti agli albori della storia dell’uomo, nelle quali compaiono disegni stilizzati che raffigurano ominidi accanto ad una creatura più alta, con la loro stessa forma ma dotata di ali. L’ipotesi psicologica è che, nel nostro cervello, siano immagazzinate immagini archetipiche, forme e colori che rintracciano le loro origini negli abissi del tempo: paure, emozioni che andrebbero a concretizzarsi in figure compiute ma del tutto immaginarie. Un po’ come facciamo con i demoni che, nella loro moltitudine, rappresentano ogni aspetto non accettabile della nostra indole. Per farla breve, l’ Uomo Falena sarebbe la risposta psichica ad una tragedia che non possiamo evitare e che potrebbe coinvolgerci, una sorta di difesa mentale che traduce in mostro il disastro, o un modo per controllare l’inevitabile dandogli un’ espressione più o meno concreta. I fenomeni che precedono il fatto, tuttavia, rimangono inspiegabili, a meno che non si ammettano facoltà precognitive, le quali si esprimerebbero nell’unico linguaggio che conosce quella zona del nostro pensiero che ancora non sappiamo usare: la pura, folle ed anarchica fantasia.

Carlo Baroni