I shot Jesse James

16/05/2008

Non c’è da stupirsi se la figura di Jesse James ha popolato il Cinema: fuorilegge carismatico e affascinante conosciuto come il Robin Hood del West, che iniziò a rapinare banche per vendetta contro i baroni della Ferrovia divenendo così un eroe agli occhi dei contadini oltraggiati dai soldati dell’Unione e l’icona del rancore del Sud, e che fu ucciso a tradimento, sparato alle spalle da uno dei componenti della banda per riscuoterne la taglia (il codardo Robert Ford del titolo del film di Andrew Dominik), aveva tutti i presupposti per entrare nella leggenda. E se il Cinema, come vedremo nel corso di questa nuova rubrica, ha contribuito a consolidare le leggende del West, la sua figura ha cominciato ad essere cantata nel ’27, a soli 45 anni dalla morte del bandito, con il film di Lloyd Ingraham che porta come titolo semplicemente il suo nome. Ma il primo film di rilievo, sempre intitolato “Jesse James” (“Jesse il bandito” nell’edizione italiana) è del ’39, regia di Henry King, con Tyrone Power (un viso forse troppo onesto e pulito, ma spesso abbinato ai film d’avventura) nel ruolo del protagonista, Henry Fonda nel ruolo del fratello Frank e John Carradine nei panni di Bob Ford. E’ dell’anno seguente uno dei tre western girati da Fritz Lang, “Il vendicatore di Jesse il bandito” (“The Return of Frank James”) in cui tornano Henry Fonda e John Carradine: la storia si svolge dopo la morte di Jesse James e racconta del fratello Frank tornato in cerca di vendetta.

La carrellata è lunghissima e conta decine di titoli con Jesse James protagonista, soprattutto quando il Cinema americano cercava negli eroi del West (eroi che spesso stavano dall’altra parte della Legge) materia per le sue storie, prima di rivolgersi verso altre epopee e guerre e prima che iniziasse la demitizzazione delle stesse leggende che aveva costruito, distaccandosene con graduale disincanto.
E’ stato girato di tutto, perfino un trash movie incredibile dal titolo “Jesse James meets Frankentstein’s daughter”, in cui il bandito si rifugia in un castello dove la nipote del barone Frankenstein lo trasforma in uno zombie! Noi però non ci soffermeremo su queste amenità e prenderemo in esame solo i film di maggiore interesse. Ad aggiudicarsi il primo posto sul tema è, a nostro avviso e fino all’uscita del film prodotto ed interpretato da Brad Pitt, “I cavalieri dalle lunghe ombre” (“The long Riders”, 1980) di Walter Hill, un’elegia western che termina nel sangue e nel “ralenti” delle sparatorie e con cui il regista tenta di rivitalizzare un genere che in quegli anni, dopo l’ondata cinematografica pro indiani, andava perdendo popolarità non avendo altro da aggiungere. Il film di Hill si carica di malinconia e tragedia e si abbandona ad inquadrature estetizzanti, con un “divertissement”: i diversi gruppi famigliari che compongono la banda sono interpretati da fratelli. Così James e Stacy Keach sono Jesse e Frank James, i Carradine - David, Keath e Bob - sono i fratelli Younger, Danny e Randy Quaid sono i fratelli Miller, Christopher e Nicholas Guest sono Charlie e Bob Ford. Il film si concentra sulle scorribande dei fuorilegge, fino al declino e al disperdersi della banda in una parabola discendente, e la scena in cui Jesse James si gira di spalle per raddrizzare un quadro e viene così ucciso nella propria casa giunge quasi ad epilogo.

E’, all’opposto, un film tutto vitale, quasi divertente, che esalta la figura di Jesse James facendone un eroe simpatico, “Gli ultimi Fuorilegge” (“American Outlaws”, 2001) di Les Mayfield dove il bandito ha il volto attraente di Colin Farrell e tutta la sua irruenza fisica. Tra assalti, cavalcate e love story il film è un omaggio al vecchio West reso con giovialità e si interrompe all’apice del successo di Jesse James.
Si concentra invece sul personaggio di Bob Ford, ribaltando la leggenda e facendo di lui il protagonista il film del ’49 di Samuel Fuller “Ho ucciso Jesse il bandito” (“I shot Jesse James”) con John Ireland nel ruolo del traditore. Giocato dalla parte del vigliacco che tradisce l’amico per amore di una donna e uccide un mito (e girato solo in una decina di giorni) adombra il fatto che Ford fosse in realtà innamorato e deluso dal suo capobanda e può essere considerato il primo western omosessuale della storia (vedi in proposito l’articolo “Western e omosessualità” ). Segnaliamo infine un film TV dell’ 86 “The last days of Frank and Jesse James” di William Graham con Kris Kristofferson e Johnny Cash, e “La vera storia di Jesse il bandito” girato da Nicholas Ray nel ’57 con Robert Wagner, in cui ritroviamo John Carradine nel ruolo del Reverendo Jethro Benley.

E arriviamo così a “L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford” di Andrew Dominik, interpretato da uno straordinario Brad Pitt e da un nevrotico e complessato Casey Affleck, con Sam Shepard nel ruolo di Frank James e Sam Rockwell in quello di Charlie Ford, il film più maturo e bello che sia stato girato sul mitico fuorilegge e sul suo altrettanto ambiguo antagonista. Tratto dall’omonimo racconto di Ron Hansen, il film, come quello di Fuller, si concentra sulla fine di Jesse James, i suoi ultimi giorni e il suo assassino. Quando si apre, Jesse James è già nella sfera della leggenda. Ha 34 anni, gli occhi cerchiati dall’insonnia e strizzati davanti alla luce, due dita mancanti e molte cicatrici , nessun rimorso per le persone che ha ucciso. E il ventenne Bob Ford lo mitizza e idolatra, conosce tutto di lui e delle sue avventure, sogna di cavalcare al suo fianco o addirittura di essere lui. Frustrato e deluso dalle sue reazioni, assurge a fama divenendo il suo assassino. Ne replica in teatro centinaia di volte il tradimento, ma la sua fama resta quella di codardo; per lui, dopo la morte, non ci saranno elogi, né foto, né visite alla casa in cui ha abitato. Sarà sempre e solo l’assassino di Jesse James.

Gabriella Aguzzi