Signore e signori, buonasera

16/05/2008

Quando l’annunciatrice (una donna grassa e materna, o secca e precisa come una maestra; la fatina bionda ce la riservavano al pomeriggio, ad annunciare “la Tv dei ragazzi”) diceva così voleva dire che era ora per i bambini di andare a letto, cominciavano i programmi per i grandi.

Ricapitoliamo la giornata-tipo di RAI 1 (c’era anche un secondo canale, ma faceva solo notizie, sport e non so che altro, noi piccoli si guardava solo IL canale, primo e pressoché unico) prevedeva il Telegiornale (non si chiamava ancora TG, e men che meno l’orrendamente romanesco “tiggì”, che fa pendant con “tivvù”), poi, dopo pranzo, “oggi le comiche”, condotto da Renzo Palmer; era quindi la volta della “TV dei più piccini”, che aveva una sigletta apposita e proponeva giochetti e telefilm assolutamente semplici ed innocui, poi, alle 5, la Tv dei ragazzi: situation comedies (imparammo a chiamarle più tardi, con la Tv a colori e gli applausi preregistrati, sit-com, e allora erano “Happy Days”, “Mork e Mindy”, “I Jafferson”, “L’amico Arnold” e, più tardi, “Alf” e “Casa Keaton”, ma ora stiamo parlando della televisione in bianco e nero degli anni ‘60 e dei primi ‘70) come “Scusami Genio”, telefilm d’avventura come “Vacanze all’Isola dei gabbiani”, telefilm nostrani come “Il giornalino di Gian Burrasca” con Rita Pavone, e giochi a quiz come il mitico “Chissà chi lo sa”, condotto da Febo Conti, o, più tardi, e con minor successo, “Il Dirodorlando” con Ettore Andenna. Poi toccava al telegiornale della sera, a Carosello (dedicheremo un’intera puntata dei nostri ricordi a questo fenomeno, prima o poi!) e poi…bambini, tutti a letto.

Ti accorgevi d’essere diventato grande quando potevi restare su a vedere il film del lunedì (la programmazione cinematografica era suddivisa a “cicli”: mi lasciò un imprinting che è causa di questo giornale quello dedicato a Marlon Brando) o uno sceneggiato. C’era poi un giorno, non ricordo quale, dedicato al teatro, non goffamente filmato dal palcoscenico, ma ridotto per la TV (così anche il più ignorante analfabeta – negli anni ’60 c’era ancora il fenomeno dell’analfabetismo – poteva venir educato a  Goldoni, Thorton Wilder, Noel Coward, quando non si trattava addirittura di Brecht, Beckett o Ionesco), e il sabato era dedicato al varietà ( tra cui spicca il ricordo indelebile di Canzonissima, e in particolare dell’anno in cui Raffaella Carrà si esibì nel “Tuca-Tuca”). Poi, “Signore e signori buonanotte”, carrello dal basso verso l’alto dell’antennone RAI con musica solenne d’accompagnamento, e fine delle trasmissioni. Che bello! Non rischiavi certo di veder programmato il tuo film del cuore alle 3,20 di notte, salvo ritardi, o salvo far parte di Fuori Orario, che propone tre capolavori a notte e non si sa mai a che ora per poterli registrare! No, allora era tutto chiaro: niente contenitori, niente orari assurdi, niente confusioni tra fasce d’età, appuntamenti fissi. Il calcio si giocava solo di domenica, alle tre del pomeriggio. E se volevi vedere Nino Ferrer che presentava “Io, Agata e tu” aspettavi il sabato, mentre per il giallo…che giorno era? Il giovedì? Comunque, scorsero sul nostro teleschermo l’ americano “Perry Mason”, molto prima dell’avvento di “Colombo”, e gli italiani “Tenente Sheridan” (Ubaldo Lay), “Padre Brown” ( Renato Rascel), “Commissario De Vincenzi” (Paolo Stoppa), “Philo Vance”(Giorgio Albertazzi), “Nero Wolf” (Tino Buazzelli, e suo partner era Paolo Ferrari) e, ovviamente, “Le inchieste del commissario Maigret” con l’indimenticabile Gino Cervi. I telefilm di fantascienza, invece, erano estremamente cupi: “Spazio 1999”, “A come Andromeda”….li relegavano nel pomeriggio perché “per ragazzi” o per lasciare il tempo di “smaltirli” prima di andare a letto ?

E gli sceneggiati, si diceva. “I promessi sposi”, innanzitutto, che potei vedere perché li replicarono qualche anno dopo la loro prima messa in onda. “Ritratto di donna velata” e, un paio d’anni prima, “Belfagor”, i primi spaventi per chi è nato tra il ‘62 e il ’66, seguiti poco dopo dal più intellettualistico “Dottor Jeckyll e Mr. Hyde” con Giorgio Albertazzi (il quale riusciva a “veicolare” anche cose come “L’idiota” di Dostoevskij) . C’era “La freccia nera”, rea d’aver fatto innamorare stuoli di ragazzine di Aldo Reggiani e di ragazzini di Loretta Goggi e, già filmati a colori, ma da noi visti in bianco e nero, “Marco Visconti” e “Sandokan”. C’era “La Cittadella”, se non sbaglio con Alberto Lupo, che fece innamorare molte signore, così come Luigi Vannucchi, protagonista di non so cosa, oltre che volto di don Rodrigo (per cui non si capiva perché Lucia-Paola Pitagora non cedesse…). C’era il comico “Fracchia” con Paolo Villaggio che cadeva dalla poltrona a sacco e a cui si “intrecciavano i diti” al cospetto di Gianni Agus e di Ombretta Colli, ma dubito che andasse in onda lo stesso giorno di “David Copperfield” o “Anna Karenina”(che per me avrà sempre il volto di Lea Massari), probabilmente il palinsesto prevedeva una sera in cui ridere (a Cochi e Renato era dedicata quella sera ?). E c’erano gli sceneggiati istruttivi, come “Vita di Leonardo”, “Gli atti degli Apostoli”, l’ “Eneide” e l’ “Odissea” (introdotta da Ungaretti!).

Rivisti oggi quei gialli e quegli sceneggiati e gran parte di quei varietà fanno inorridire: lentissimi, innanzitutto (oggigiorno chiunque girerebbe canale durante i 40 minuti del matrimonio d Sandokan), e poi goffamente recitati, anche da parte dei più bravi interpreti nazionali ed internazionali, per tacere delle scenografie, che nel 90% dei casi erano visibilmente di cartapesta.

Ma che importa? Basta non rivederli. Come vi consigliamo di non riguardare mai la foto del vostro primo amore!

Elena Aguzzi