4 marzo 1943

02/03/2012

Nell'estate del '71 era un motivo ricorrente “Diceva che era un bell'uomo  e veniva dal mare....” e quella musichetta – tin tan titititan – quasi ci perseguitava. Era stata presentata a S. Remo, ma allora le canzoni duravano più di qualche passaggio in radio, anche tutta l'estate, anche anni. Anche 31 anni, in questo caso. Si chiamava “Gesùbambino” (“ancora adesso che gioco a carte e bevo vino...”), e la censura l'aveva prontamente ribattezzata in “4 marzo 1943” (è per questo che sappiamo con certezza che gli mancavano 3 giorni per compiere i 69 anni). Aveva già la barbetta allora, ma non portava sempre il berretto, perché ancora non era calvo, e veniva dal jazz, Lucio Dalla. Aveva cominciato a far jazz a Bologna, con Pupi Avati. Avati restò indietro e si dedicò al cinema, Dalla cambiò genere e divenne una pietra miliare della nostra musica leggera.
Il berretto divenne un suo marchio di fabbrica negli anni '80, quelli del tour con Francesco de Gregori (“Ma come fanno i marinai...?”, e ancora il suo amato clarinetto), quelli dei suoi sodalizi con Ron e con gli Stadio ( e del film di Carlo Verdone “Borotalco”, con l'impagabile Eleonora Giorgi sua sfegatata ammiratrice). Oggi, così magro e coi capelli posticci, quasi non lo riconoscevo. Ma Lucio Dalla ha unito generazioni: capisci uno quanti anni ha a seconda della sua canzone preferita: Piazza grande, Attenti al lupo, Caruso, Canzone...
Siccome noi siamo vecchietti, eccoci ancora lì, a cantare da soli “ per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino”. Perché per noi resta la più bella, nella sua semplicità,  e perché ci fa ricordare quell'estate da bambini, col carretto  a forma di cigno che vende gelati sul lungomare.

Elena Aguzzi