Ricordo Mike

10/09/2009

Quando ultimamente appariva nelle pubblicità, qualcuno si sarà chiesto se Mike Bongiorno non fosse per caso immortale. Infatti quando in Italia nacque la televisione, lui negli Stati Uniti era già famoso. A seconda della generazione alla quale appartenete, Mike è l'eroe di Lascia o raddoppia, Rischiatutto, Telemike o La ruota della fortuna. E per i più piccini è probabilmente la spalla di Fiorello. Per oltre mezzo secolo Mike ha rappresentato la tv: quella dei quiz, soprattutto, ma anche dello show in generale, a cominciare dai Festival di Sanremo. Anche il cinema, ovviamente, se ne è accorto, e più di una volta ha interpretato se stesso, monumento vivente della cultura popolare. Per me e gli altri quarantenni, Mike è indistinguibile dalla sua voce caratteristica che esclama “Allegria”, da Sabina Ciuffini, dal Signor No, da gaffes quali la battuta “Ahi ahi signora Longari, mi è caduta sull'uccello”....insomma da “Rischiatutto”. Un format che stava per riprendere (v. il ricordo della nostra Sara) e che, a differenza dei quiz imperanti negli ultimi 15 anni, privilegiava il vero sapere e non l'aiutino da casa su elementari risposte multiple: primo giro con domande sulla materia scelta dal concorrente, poi tutti in cabina davanti al tabellone diviso per materie e punteggi (nei quali poteva celarsi il “rischio”, la domanda che non valeva dei punti fissi ma sulla quale si scommetteva) e infine il domadone-rischio, da scegliere a caso tra quello proposto nella busta numero uno, due o tre. Al di là del valore del quiz in sé ( a detta di tutti, e non solo della nostra nostalgia in bianco e nero, il migliore della storia della televisione), era Mike la carta vincente. Il suo aplomb, il suo accento torinese, la sua perfetta pronuncia americana, la sua capacità di fare gli onori di casa, intrattenere e controllare che tutto fosse a posto, la sua perenne autoironia. Un personaggio lui, ma anche una sorta di talent scout, perché sapeva creare dei personaggi coi suoi concorrenti (i più celebri appartengono ancora all'epoca di Lascia o Raddoppia) e ciò grazie non al cinismo, ma al contrario alla sua assoluta sincerità. Qualunque cosa facesse, Mike appariva sempre spontaneo, addirittura “ruspante”. Come aveva già ben definito Umberto Eco all'inizio degli anni '60 , la gente lo idolatrava perché non doveva imitarlo, era già come lui. Mediocre nel miglior senso della parola, senza alcuna costruzione scenica, indefesso difensore del “suo” mezzo di comunicazione. Il tormentone degli ultimi 20 anni è stato: chi può sostituirlo? La risposta è semplice: nessuno. Magari, alla fine, Riskytutto verrà fatto, in suo onore, ma senza Mike, rigorosamente in bianco e nero, strizzato in una giacchetta anni '70 che cantilena un “Ahi ahi signori miei, questo è un Rischio. Cosa vogliamo rischiare?”, non sarà la stessa cosa.

Elena Aguzzi