El Principe Milito

25/01/2011

Se non abbiamo calcolato male, a oggi, martedì 25 gennaio 2011, ha segnato 193 reti. È Diego Alberto Milito, per i suoi fans semplicemente “El Principe”. E se il cervellotico sistema di candidature al Pallone d'Oro lo aveva assurdamente lasciato  a bocca asciutta, l'AIC ha rimediato assegnandogli ben due “Oscar del calcio”: come miglior giocatore straniero in Italia e come miglior giocatore in assoluto. Perché il 2010 è stato per Milito un anno eccezionale, con quei 30 gol stagionali, due dei quali segnati nella finale di Champions League, che han trascinato l'Inter alla storica tripletta; ma, aggiungiamo, non è stato un anno casuale. Certo l'alchimia tra i vari campioni che formano la squadra (Eto'o, Maicon, Samuel, Julio Cesar, Sneijder, Lucio, Thiago Motta, Cambiasso, Stankovic, capitan Zanetti...) e “il più bravo allenatore del mondo”, José Mourinho, è stata talmente perfetta da sembrare irripetibile, ma la capacità di Diego Milito di arrivare al gol è la costante di questo campionissimo che non ha mai perso il senso dell'umiltà.
Quasi troppo umile, tanto da militare anche in serie B senza problemi, di accettare talvolta d'essere tenuto in disparte: nessun “atteggiamento”in campo o sbruffoneria fuori da questo, carattere timido, attaccato alla famiglia, lavoratore indefesso, è stato spesso sottovalutato. Non dai suoi presidenti, dai suoi compagni o dai suoi tifosi, che lo amano visceralmente (al Genoa, per esempio, lo considerano ancora un loro giocatore, e molti appassionati genoani son pronti a tifare Inter se è lui a segnare), ma da parte della critica e, forse, persino da se stesso.

È nato in Argentina, a Bernal, il 12 giugno 1979. Esordisce piuttosto tardi, a 20 anni, nel Racing Avellaneda, ma lì si fa subito notare, tanto che il Genoa lo preleva nella stagione 2003-2004: è il mercato invernale, e Diego ha solo 20 partite per farsi spazio. Segna 12 gol. Nella stagione successiva, ne segna 21, con 39 presenze. A Genova è già un idolo, e potrebbe far salire la squadra dalla seria B alla serie A, se la giustizia sportiva non condannasse invece il club alla C1. El Principe viene così ceduto in prestito al Real Saragozza, dove in 3 stagioni segna oltre 53 reti, contribuendo a portare una squadra da retrocessione in zona UEFA e ad arrivare alla finale di Coppa del Re.
Nel 2008 ritorna a Genova. Una stagione monumentale. 24 gol in 31 partite, senza contare gli assist, ma contando una partita che resterà a lungo nel cuore dei tifosi del grifone: quella del 3 maggio 2009, 100° derby della lanterna, in cui segna una tripletta. Alla fine della stagione, il Genoa guadagna un quarto posto in classifica che gli vale l'accesso all'Europa League.
L'ultima stagione in rossoblù lo segnala, finalmente, a un club con grandi ambizioni, l'Inter. Non viene pagato poco, e l'ingaggio è molto più che dignitoso: 25 milioni di cartellino e 3,5 a stagione. È comunque un terzo di quanto “vale” Ibraimovich, che gli lascia il posto in squadra per andarsene al Barcellona: dice di voler finalmente vincere una Champions League. E infatti i nerazzurri la vincono, grazie a Milito!
Il suo primo gol in campionato con l'Inter è alla seconda gara, il derby col Milan. L'ultimo gol, contro il Siena, vale lo scudetto. In tutto ne segna 22. Segna anche il gol decisivo nella finale di Coppa Italia contro la Roma. Segna in tutte le gare di andata della fase finale di Champions e, come già detto e come è noto, nella finale, con una storica doppietta che riporta la Coppa in casa nerazzurra dopo 45 anni.

Il suo palmarès finora include: un campionato argentino, una campionato italiano, una coppa Italia, una supercoppa italiana, una champions league, un campionato del mondo per club, 4 oscar del calcio AIC e i titoli di miglior attaccante e miglior giocatore assoluto dell'anno 2009-2010 per club UEFA. In nazionale deve accontentarsi della Coppa d'Argento in Coppa America 2007 (ma a sua discolpa c'è da dire che non è stato schierato nella finale contro il Brasile, sennò la Coppa avrebbe potuto essere d'oro...). Stranamente, per un bomber come lui, non ha mai vinto il titolo di capocannoniere, facendoselo soffiare di un soffio in varie occasioni: da Gionatha Spinesi in serie B nel 2004-2005, da Van Nistelrooy in Spagna, da Ibraimovich nel 2008-2009 e da Di Natale nel 2009-2010. La ragione è semplice: sebbene sia un falco sotto porta, Milito non pensa ai trofei personali, ma a ciò che è più utile alla squadra, e spesso manda in rete i compagni.
Lo stile di gioco è sobrio e efficace. Non gli mancano i dribbling e i colpi di tacco, ma preferisce non gigioneggiare bensì colpire di potenza e precisione, nel classico stile da “puntero”. Il suo punto debole? È un disel: irrefrenabile quando è partito, ma appunto un po' lento a partire. Sia chiaro, non intendiamo le ripartenze in gioco, nella quali ha ancora lo scatto e la resistenza di un ventenne, ma al fatto che ha bisogno di “scaldarsi” un paio di gare prima di dilagare. Questo spiega l'attuale stagione in chiaroscuro: alcuni infortuni muscolari lo hanno ripetutamente messo a terra proprio quando stava entrando in forma, dovendo ricominciare da capo. Quando però si è visto in campo il “vero Milito”, per gli avversari sono stati lacrime e sangue, e gioia per i suoi sostenitori

Elena Aguzzi