Messi: Triplete d'Oro

09/01/2012

Un anno fa avevamo scritto "Se le regole che assegnano il Pallone d'Oro verranno riscritte e il premio non verrà più dato a chi ha brillato in un anno specifico, ma, come in quest'ultima edizione, al miglior talento del mondo, allora il premio stesso non avrà più senso perché, finché non andrà in pensione, verrà sempre assegnato a Leo Messi".  Ed ecco infatti Leo Messi vincere il terzo Pallone d'Oro consecutivo, eguagliando il record di Platini. Ormai è leggenda. Nel ghota del calcio, accanto ai nomi dei vari Garrincha, Pelè, Cruyff, Maradona, c'è sicuramente un posto anche per Lionel Messi, la Pulce argentina.
Nato a Rosario il 24 giungo del 1987, di remote origini recanatesi, Lionel Andrés Messi viene scoperto a 12 anni dal direttore sportivo del Barcellona Carles Rexach: narra la leggenda che il suo primo contratto venga scritto su un tovagliolo di carta di una caffetteria, e che includa a carico della società sportiva le cure mediche necessarie per sviluppargli l'ormone della crescita, di cui è deficiente (a oggi, i documenti ufficiali dicono sia alto 169 cm). A 17 anni esordisce ufficialmente in prima squadra e si fa subito notare: quando si muove, sembra che la palla gli sia attaccata ai piedi. Nel 2005 segna 6 gol in 7 partite con la sua Nazionale Under 20 e viene eletto miglior giocatore del torneo: da lì in avanti per Messi – che nel frattempo ottiene la cittadinanza spagnola e può quindi essere considerato giocatore comunitario – è una serie di gol, di premi, di riconoscimenti. Nemmeno un incidente di gioco che lo ferma due mesi nella stagione 2005-2006 e un altro che lo blocca per tre in quella successiva riescono a mettere in pericolo la sua carriera e il suo talento.
Mancino, gioca su entrambi i lati del campo, è un asso nei dribbling e alla montagna di reti che segna vanno aggiunte quelle che fa segnare ai suoi compagni, perché è anche un formidabile assist -man (con l'esterno del piede porta la palla, e con l'interno fornisce gli assist). I paragoni col connazionale Maradona si sprecano quando nel '97, in una partita di Coppa del Re, esegue un gol che è la fotocopia del celeberrimo “gol del secolo” segnato dal Pibe de Oro in Argentina-Inghilterra durante i Mondiali dell'86. Con una piccola differenza, osiamo dire: Messi non fa uso di sostanze alteranti.

La stagione d'oro è, ovviamente, la 2008-2009, quando (ereditando la maglia n. 10 da Ronaldinho, che va al Milan) col Barcellona vince la tripletta Scudetto-Coppa del Re-Champions League, segnando 24 gol in campionato e 9 in champions (capocannoniere del torneo). Ma non è finita: perché, a seguito del triplete, arrivano le varie supercoppe (con tanto di rete fondamentale nel Mondiale per Club), il Pallone d'Oro e il FIFA World Player, entrambi con distacchi abissali dal secondo classificato, Cristiano Ronaldo. Il contratto col Barcellona viene rinnovato fino al 2016, con un ingaggio record (10,5 milioni netti l'anno) e una clausola rescissoria stratosferica, 250 milioni: difficilmente lo vedremo in una squadra diversa prima di 4 anni!
Il 16 gennaio 2010 segna il suo 100esimo gol, diventando il più giovane “centenario” del club e chiuderà la stagione 2009-2010 con un'altra serie di record personali ( 47 reti stagionali, uguagliando il primato di Ronaldo,  titolo di miglior marcatore del Barcellona in Champions League, Scarpa d'Oro), anche se i record della squadra vengono fermati dall'intraprendenza dell'Inter, che elimina la squadra in semifinale di Champions e fa suo il “triplete”. Il fallimento in Coppa Campioni e ai successivi Mondiali non gli impediscono però di vincere il secondo pallone d'oro consecutivo. Ed ora, dopo un 2011 con 53 gol e 5 titoli con il Barça, conquista, senza sorpresa alcuna, il suo terzo Pallone d'Oro, alla pari con Johann Cruyff e Marco Van Basten (che però non erano arrivati a totalizzarli in serie consecutiva) e Michel Platini. E siamo pronti a scommettere che il record verrà battuto.
Il suo, del resto, è un palamrés da paura e, a consultare i vari siti sportivi dedicati alle statistiche, c'è da perdersi. Tutto questo a 24 anni e con un fisico piuttosto deboluccio, ma grazie a un talento naturale che fa credere in Dio, a una vita riservata e morigerata (il massimo della mondanità che finora pare essersi concesso è di diventare testimonial per Dolce&Gabbana), al continuo allenamento, al carattere altruista che lo spinge a non mettersi sempre in mostra ma ad eseguire le giocate più utili per la squadra. Chiunque al suo posto si monterebbe la testa: Leo Messi no, è sempre il timido bambino poco cresciuto dai piedi d'oro e il sorriso gentile giunto in Catalogna 13 anni fa, e qui è destinato ad entrare nella leggenda del suo club, e farla crescere.

Elena Aguzzi