Gli ultimi immortali

16/04/2012

Chi è il più giovane dell'Inter? Pubblico, presidente e allenatore non hanno dubbi: Javier Zanetti. Vedere per credere. Quando parte dalla linea di difesa e porta il pallone fin sotto porta seminando 3 o 4 avversari, poi ne scarta un quinto a sportellate e pennella un cross per il sopraggiungente attaccante di turno, l'intero stadio di S. Siro, curva avversaria compresa, salta  in piedi in un'ovazione. È il suo modo per celebrare la sua 570 presenza in serie A, le sue 794 nell'Inter contando le gare di coppa (se giocherà tutte le restanti gare di campionato, terminerà la stagione con una stratosferica cifra tonda!). Se i record del calcio van divisi in due ere, avanti Messi e dopo Messi (un altro argentino, che però per somma sfortuna del popolo nerazzurro gioca in un'altra squadra...), si dovrebbero comunque cominciare ad aggiornare i dati anche sull'intramontabile capitano. 
Gioca nello stesso club dal 28 agosto 95, è lo straniero che in Italia ha collezionato un maggior numero di presenze in A e ha avuto una striscia di ben 137 presenze consecutive in serie A. In tutta la sua carriera all'Inter ha avuto solo due espulsioni: una nel 99 in Coppa Italia, e una in questa stagione per somma di ammonizioni (considerando che gioca da centrocampista e difensore, è un record nel record). È capitano dal 99, ed è il giocatore che ha vinto di più in tutta la storia dell' Inter, con ben 16 trofei: 5 campionati, 4 coppe Italia, 4 supercoppe Italia, 1 champions league, 1 coppa uefa e 1 coppa del mondo per club. A questi si aggiungono i 5 argenti e 1 oro (giochi panamericani) vinti con la Nazionale Argentina. Da novembre è ufficialmente, grazie a un apposito premio Uefa, “leggenda del calcio”
Questo campione, dotato di piedi buoni, velocità, resistenza e abnegazione, non è solo un esempio come atleta, ma anche come uomo. Serio, generoso, padre e marito fedele, amico sincero, si è spesso dedicato a opere di beneficenza (anche incidendo dischi: ha persino duettato con Mina e si può sentire la sua voce nell'inno “Pazza Inter amala” che echeggia  nello stadio), in particolare con la Fundacion PUPI, fondata con la moglie Pula in aiuto dei bambini disagiati di Bueons Aires. È sempre prodigo di consigli e aiuti anche materiali coi nuovi arrivati in squadra, è capo carismatico ma non esercita nessuna pressione, ed è pure un compagnone: le sue grigliate sono diventate leggendarie quasi quanto lui stesso. È talmente perfetto – non si spettina nemmeno mai! - da stentare a credere che sia reale. Ma la notte della vittoria di champions ha pianto, e migliaia di persone si sono aggregate alle sue lacrime di gioia.

Degno “sparring partner” è il connazionale Diego Alberto Milito, a buona ragione soprannominato “El Principe”. Oggi, a -6 gare dalla fine del campionato, è vicecapocannoniere con 20 reti, di cui 16 su azione (tra queste si conta un poker, e non si contano almeno un paio di reti ingiustamente annullate). Ha 34 anni, ma salta come un grillo. Un difetto? Quasi troppo umile, tanto da militare anche in serie B senza problemi, di accettare talvolta d'essere tenuto in disparte: nessun “atteggiamento”in campo o sbruffoneria fuori da questo, carattere timido, attaccato alla famiglia, lavoratore indefesso, è stato spesso sottovalutato. Non dai suoi presidenti, dai suoi compagni o dai suoi tifosi, che lo amano visceralmente (al Genoa, per esempio, lo considerano ancora un loro giocatore, e molti appassionati genoani son pronti a tifare Inter se è lui a segnare: del resto, quando a segnare è stato contro la sua ex squadra, lui, per ben tre volte, non ha esultato), ma da parte della critica e, forse, persino da se stesso. Così non ha vinto il pallone d'oro quando ha trascinato l'Inter al triplete, ma chi ama il calcio sa che è una macchina da gol, e lo è con intelligenza e sacrificio, pronto a tornare indietro, difendere e conquistarsi i palloni, non solo ad aspettare che gli vengano serviti. È sobrio ed efficace: non gli mancano i dribbling o i colpi di tacco, ma preferisce puntare al sodo. Ha avuto momenti no, in cui riusciva a sbagliare a porta aperta: non si è depresso, ha chinato il capo e come l'ultima delle matricole si è allenato duramente, fino a sbloccarsi e tornare prepotentemente al gol. Il suo palmares finora include: un campionato argentino, un campionato italiano, una coppa Italia, una supercoppa italiana, una champions league, un campionato del mondo per club, una coppa d'argento in Copa America, vari premi “privati” e il titolo di miglior attaccante e miglior giocatore assoluto dell'anno 2009-2010 per club UEFA. Stranamente, per un bomber come lui, non ha mai vinto il titolo di capocannoniere, soffiatogli sempre all'ultimo: quest'anno è di nuovo in competizione contro Ibraimovich ( a oggi 23 reti) e Di Natale (20, a pari merito con Diego): che sia la volta buona?

Elena Aguzzi