I Piccoli Maestri

05/07/2012

Meglio di Prandelli c'è stato solo Del Bosque: questo è il verdetto di Euro 2012. Il saggio Cesare ha puntato sull' “usato sicuro” (il blocco juventino, i maestri Pirlo e De Rossi, e aggiungiamoci Di Natale – e forse oggi qualcuno rimpiangerà il mancato utilizzo di Totti e  Del Piero), e soprattutto ha dato fiducia e voglia sia ai suoi ragazzi che al pubblico di casa; così facendo è riuscito a battere la Grande Giovane Germania, più forte e favorita. Purtroppo la tenuta atletica ha scricchiolato, la sfiga ha bussato alla porta e Prandelli ha pagato un paio di scelte sbagliate (la mancata fiducia nella “giovane Italia”, rimasta in panchina anche quando aveva più fiato o addirittura non convocata; l'aver puntato tutta la posta sull'estro creativo  di Balotelli): alla fine gli spagnoli saranno anche esasperanti col loro titic e titoc ma son sempre l'Invincibile Armata, in grado di portarsi a casa tre ori consecutivi e pure di umiliarti. Ma al di là del risultato finale, Prandelli ha fatto una cosa molto importante: ha mostrato che si può giocare “all'italiana”, coprendosi bene in difesa (fino alla sciagurata finale, l'Italia ha subito un solo 3 gol in 5 gare), senza però fare un brutto calcio di rimessa, ma giocando in maniera propositiva, con forza e classe. E in effetti il nostro gioco, così rivisitato, è assai più spettacolare di quello spagnolo-barcellonista, e sta facendo proseliti in tutto il mondo, senza contare i numerosi allenatori italiani che mietono successi, in Italia e all'estero.

La classifica del nostro campionato è: Conte, Allegri, Guidolin, Reia, Mazzarri, Stramaccioni. Il primo straniero (che ha alzato bandiera bianca e ha salutato) è Enrique, giunto 7° e fuori da ogni coppa.
E fuori porta? Non contiamo Lippi, che sta facendo bene ma in un campionato tanto ricco quanto inutile, quello cinese; e non contiamo Ranieri che è ormai un po' che è tornato a casa ( e con risultati non esaltanti). Ancelotti da anni sta facendo bene. Questa stagione, in Francia, è subentrato  alla guida del Paris St.Germain giungendo secondo: non un trionfo, ma neppure un fallimento...
Capello ha lasciato la guida della nazionale inglese, ma per ragioni di principio extra calcistiche: la federazione gli ha imposto di togliere la fascia da capitano a Terry. Il successore, Hodgson, ha obbedito al diktat, ma lo ha comunque schierato e ha seguito per lo più moduli e convocazioni del predecessore.
Molto meglio Spalletti, che ha vinto per due anni consecutivi il campionato russo con tre giornate d'anticipo in uno Zenit S. Pietroburgo sempre più suo e che ha fatto bene anche in Champions League: e c'è da scommetterci che la Russia diverrà in  breve una terra promessa per i nostri tecnici.
Ma i veri trionfi sono giovani e...inglesi. Roberto Mancini ha avuto ragione sui suoi riottosi ragazzi  (pensate a uno spogliatoio con Tevez e Balotelli, e non è che gli altri siano santarellini), ha gestito una rosa complessa e adottato una filosofia di calcio tutta nuova (cioè italiana...), riuscendo in due anni a ribaltare le gerarchie tra le due Manchester calcistiche e tingendo la città di blu con un titolo di Premiership vinto all'ultimo minuto di campionato: uno spettacolo da cardiopalma che pochi dimenticheranno, anche se non sono tifosi del City.

L'altra giovane stella italiana (è nato a Sciaffusa, ma non quisquiliamo) su territorio inglese è Roberto di Matteo. Il Chelsea non è nuovo ad allenatori e giocatori italiani, ma nessuno si sarebbe aspettato che l'oscuro vice del tanto decantato Villas Boas potesse, prendendo in mano a metà stagione una squadra depressa e apparentemente fuori da ogni gioco, portare i Blues a vincere la Coppa di Lega e, soprattutto, il trofeo più ambito d'Europa: la Coppa dei Campioni. Di Matteo ha rispolverato la vecchia guardia (Terry, Lampard, Malouda e soprattutto il gigantesco Drogba), ha resuscitato Torres ( e gli spagnoli agli europei han dovuto ringraziare), ha insegnato a difendere e così facendo ha eliminato il superfavorito Barcelona in semifinale e l'altrettanto favorito Bayern Monaco in finale, con tanto di suspense dei calci dal dischetto, riuscendo a vincere il trofeo sfuggito a Mourinho.
Questo sì, più che la nazionale, ci fa dire: w l'Italia.

Elena Aguzzi