James Cagney

01/07/2008

“On Top of the World, Ma!”

Nato a New York il 17 luglio 1899 da famiglia di origine irlandese, il giovane Cagney muove i suoi primi passi nel vaudeville come ballerino. Negli anni ’30 interpreta quasi una quarantina di film, tra cui spiccano le interpretazioni in “Nemico pubblico”, “La bionda e l’avventuriero”, “L’urlo della folla”, “La pattuglia dei senza paura”, “Angeli con la faccia sporca”, “I ruggenti anni venti”, che lo fanno diventare una star, anche se legato per sempre al ruolo del gangster (anche se il suo unico oscar lo vince per un musical, Ribalta di gloria).
Ipercinetico, nevrotico, sogghignante, si muove con l’agilità del danzatore con interpretazioni fisiche che anticipano di decenni lo stile di De Niro o di Jack Nicholson. I suoi personaggi sono brillanti, crudeli, sexy, anarchici, maschilisti, duri giovani arrivisti, che dietro una maschera di strafottenza nascondono però debolezze e psicosi, e persino la possibilità di redenzione. Quando, negli anni ’40, dichiara “ Sono stufo di impugnare la pistola e picchiare le donne. I film dovrebbero essere divertimento, non un bagno di sangue” e si dà a produrre e interpretare pellicole in altri panni, nessuno si accorge della sua bravura, perché nessuno va più a vedere i suoi film. Ritorna così alla grande ne “La furia umana”, e anche nella sua unica prova registica, “Scorciatoia per l’inferno”, realizza un noir (è infatti il remake de “Il fuorilegge”). Solo in età ancor più matura riesce a farsi ricordare per due interpretazioni fuori genere, in “Un due tre” di Billy Wilder (1961) e l’ultima, in “Ragtime” di Milos Forman (1981), dopo un ventennio di silenzio. Muore il 30 marzo 1986.
Tra un altro secolo, verrà ancora ammirato e amato per almeno tre ruoli, che esaltano tutto il suo carisma e la sua versatilità.
In “Nemico pubblico” (Public Enemey, 1931), di William Wellman, è Tom Powers, un ragazzo irrequieto, angariato dal padre (e confrontato sempre al fratello buono), che crescendo decide di vendicarsi della vita dominandola. Grazie al proibizionismo riesce a farsi strada, ma la banda rivale, dopo averlo indebolito uccidendogli l’amico e compare in un agguato, lo uccide a sua volta e scarica il cadavere di fronte alla casa del fratello. Cagney dipinge Tom con movimenti rapidi e ghigno sadico, non dimenticando di dargli fascino e sicurezza (anche se è una sicurezza da nevrotico, che deve rifarsi), soprattutto quando spavaldamente avanza, sotto la pioggia, davanti ai propri nemici. Il film vuole essere moraleggiante, ma con un gangster così attraente il pubblico sta tutto dalla parte del “cattivo”!
“Angeli con la faccia sporca”(Angels with dirty faces, 1938),di Michael Curtiz, lo vede nella parte di Rocky Sullivan, delinquente che torna al quartiere natio dopo la galera e viene visto come esempio dai ragazzi del rione. Ma Rocky,a differenza del duro Tom, è in fondo un brav’uomo, amico di un prete che lo convince, quando per le sue malefatte viene condannato a morte, a morire da vigliacco per infrangere la pericolosa “idolatria”: impagabile la sequenza finale in cui il fiero Rocky, noto e amato per il suo orgoglio sfrontato e la sua sicurezza, dà in ismanie di fronte alla sedia elettrica, e nessuno saprà che questo gesto è il suo più grande atto di coraggio.
Infine, in “La furia umana” (White Heat, 1949), diretto da un duro di par suo come Raoul Walsh (col quale aveva già fatto scintille in “The roaring twenties”), ha il ruolo di Cody Jarrett: per trama e caratteristiche vi rimandiamo all’articolo qui a lato, qui ci preme sottolineare la finezza interpretativa di Cagney nel tratteggiare un personaggio spietato, ma in qualche modo sensibile, sicuro di sé ma malato dentro (soffre di devastanti mal di testa, eredità del padre morto in manicomio), un esempio per i suoi uomini, ma anche un romantico residuato di un gangsterismo che non c’è più (significativo che il primo colpo in cui appare è la rapina a un treno). E, come per tutti gli eroi romantici, la sua fine giunge per la sua unica debolezza: l’affetto per un amico traditore. Il finale, in cui si fa saltare in cima a un gasometro gridando “Ci sono mà, sulla vetta del mondo”, è Storia del Cinema.   

Elena Aguzzi