Velluto Blu

20/10/2009

Dov'è finito il mio sogno?

E’ del 1986 uno fra i più malinconici film del grande maestro di ogni mistero, interprete visionario del “lato oscuro della luna” e sottile quanto folle indagatore del reale: un mondo che deforma così da renderlo più evidente, soprattutto nella sua innata malattia. Due ore per questo capolavoro di linearità (considerando quanta più complessa esegesi richiedano le altre opere di Lynch), con una magnifica, archetipica e indimenticabile Isabella Rossellini, uno psicotico Dennis Hopper e due grandi interpreti capaci di tenere il passo dei primi come Laura Dern, “chiodo fisso” del regista, e  Kyle McLachlan (quest’ultimo lo avremmo poi rivisto in “Twin Peaks” e “Fuoco cammina con me”). Storia mirabilmente semplice, come si diceva, che guida il protagonista verso un percorso formativo, ovvero l’età adulta e, soprattutto, l’accettazione del sesso passando attraverso un incubo di paura e perversione. E’ una cittadina americana il teatro della vicenda, una delle tante modeste dimensioni urbane che, secondo l’immaginario statunitense, celano sempre il male più autentico, e il male ha molte forme, anche se assume quelle seducenti di Dorothy (Isabella Rossellini), cantante di pianobar e, a tutti gli effetti, simbolo erotico al quale l’onesto e timido Jeffrey (Kyle McLachlan) non può resistere. Male involontario, male solo perché unito indissolubilmente al male vero, Dorothy irrompe nella vita del giovane rendendola diversa, acuendo la sua naturale curiosità e tramutandola in morbosa ricerca. La tranquilla esistenza della cittadina nasconde il demoniaco volto di Frank (Dennis Hopper), uno dei cattivi per antonomasia, nella storia del cinema, e, in questa storia, l’eterno rivale maschile di ogni adolescente. Jeffrey passa così dal tenero mondo di Sandy (Laura Dern) a quello sensuale e disperato di Dorothy, vittima del sadico Frank, un pazzo tossicodipendente che la tiene in pungo dopo averle rapito il marito e il figlio. E se il sogno di Sandy, che rappresenta il momento cardine del film, quell’angolo puramente emotivo tipico in tutte le opere di Lynch, è infantile e privo di malizia, l’incubo della bellissima cantante ha una forza attrattiva ben più grande, come più grande è lei, figura emancipatrice e triste dark lady perdente, vittima di una follia che il ragazzo vorrebbe far scomparire. Jeffrey si immerge così nel mistero, perdendo l’innocenza e trovandosi coinvolto in una lugubre trama di omicidi e loschi traffici. L’universo di Frank vortica attorno al peccato e alla violenza, ma è anche una dimensione di infernale dolore, una fase incompiuta che si risolve nel patologico e che imprigiona chi ormai non può tornare indietro. L’ impacciato detective dilettante pieno di ideali e privo del riferimento paterno si cala prima in quello stesso dolore, conoscendo carnalmente Dorothy, e poi fa leva sulla propria volontà per superarlo, mettendo temporaneamente in disparte l’inconsolabile fidanzatina, nel vano tentativo di salvare colei che, pur dentro le tenebre, lo ha condotto ad una più completa visione della vita. E’ nel ritorno a Sandy che Jeffrey scopre un’ età adulta oltre la malvagità, con quel sogno ormai lontano che si ripresenta all’improvviso in tutti i suoi colori, anche se un po’ meno romantico di quanto i due innamorati pensavano.

Carlo Baroni