Fuoco cammina con me

23/10/2009

“Non c’è domani, perché non arriverà mai fino a qui.”

Diciamolo fin da subito: questa è la semplice storia di una dannazione. Trovate Lynch difficile, tanto incomprensibile da giudicarlo senza né capo né coda? Tranquilli, è solo il suo linguaggio. Una volta tradotto, tutto scorre. In pochi dei suoi film Lynch lavora proprio sul “linguaggio di Lynch” come in questo, ultima “puntata” di “Twin Peaks”, ed è per tal motivo che “Fuoco cammina con me” (1992) resta fra le opere più odiate presso chi non sopporta i paradossi drammatici e sarcastici del Maestro. Ritroviamo la monotona cittadina del Montana, protagonista della celebre serie televisiva (accettabile, e qui siamo i primi ad ammetterlo, dalla prima alla decima puntata circa, poi è business mediatico), ritroviamo l’attento e morigerato detective Dale Cooper (Kyle Mclachlan) e ritroviamo la bionda Sheryl Lee, ovviamente nei panni di Laura Palmer. Lynch inizia subito a motivare tutte le brevi recensioni da custodia del dvd che suonano circa in questo modo: “Nella tranquilla vita di una ragazza apparentemente normale si nascondono segreti inconfessabili…” e via discorrendo. Ed è in questo il “gioco” di Laura Palmer, sessualmente molto attiva, incline all’uso di sostanze stupefacenti, vittima di un innato desiderio autolesionistico. Il film narra i suoi ultimi sette giorni. Sarebbe possibile riportarli qui? Avrebbe senso descrivere in quali meandri di perdizione Laura si cala con mirabile consapevolezza? Ovviamente no. Ma vale la pena riportare le parole di una donna, una sorta di sensitiva, che incontra la giovane perduta fuori da un locale: “Con un simile fuoco non si può camminare a lungo.” Ed è proprio solo questo il fulcro della vicenda. Quella sconosciuta lo intuisce, prima di tutti, in modo poetico, irrazionale e privo di secondi fini: non vuole portare a termine le indagini, non vuole salvare la ragazza, non vuole irretirla. Semplicemente, in dieci parole svela ogni mistero di “Twin Peaks”, il resto è pura accademia o esercizio stilistico, ma non privo di fascino, va specificato. Laura rientra nel locale e, alla musica struggente di una canzone, inizia a piangere, ben consapevole che il suo destino è segnato. Qualcosa brucia in lei, la porta nei paraggi della follia e la induce a condannare la propria anima. Potremmo domandarci quale demone si annidi nel suo cuore, o cosa la spinga a diventare ciò che sembra non poter evitare di essere, ma sarebbe come chiederci perché esista il Bene e il Male. Il problema non sta nell’eterno dilemma fra paradiso e inferno, fra anelito all’ espiazione o lento declino verso l’abisso, il problema, a Twin Peaks, è Laura e solo Laura. Inutile il lavoro di Dale Cooper, ininfluente sapere cosa  accadde alla bella di occhi e di sventura: Laura è così perché è così, è la morte violenta non può che essere il naturale epilogo della sua vita. Non poteva andare diversamente, tutto qui, è un libro con un finale scontato. Ha scelto le tenebre, ci è stata condotta? Alcuni hanno contribuito alla sua rovina, oppure è soltanto opera sua? Perché qualcosa tende verso il basso o verso l’alto? Perché esiste il dolore senza motivo? Siamo noi, quel dolore, o siamo le sue vittime? A volte ci scopriamo carnefici, altre volte dobbiamo fuggire da noi stessi, altre ancora siamo proprio quello che desideriamo essere. Persone che vogliono diventare così, e poi seguono fatalmente quella strada, chiedendosi fino all’ultimo minuto se ci fosse una seconda possibilità. Di “Fuoco cammina con me” si è detto l’inverosimile: violento, raffinato, misterioso, addirittura elegante. A nostro giudizio, è solo la storia più antica dell’universo, molto più antica della storia dell’uomo. Ciò premesso, ha davvero senso scoprire “Chi ha ucciso Laura Palmer?”

Carlo Baroni