Mammuth

09/11/2010

di Benoit DelÚpine e Gustave Kervern
con: GÚrard Depardieu, Yolande Moreau, Isabelle Adjani, Miss Ming

Grosso, pesante e anacronistico come la moto che guida, Mammuth si ritrova in pensione dopo una vita di lavoro, e a dover compiere un viaggio donchisciottesco contro gli scogli della burocrazia per andare alla ricerca delle dichiarazioni mancanti dei suoi vecchi datori di lavoro. Un disadattato in un mondo più veloce di lui, con un’ombra del passato che continua a raggiungerlo in sogno e che continua ad amare anni dopo il tragico incidente.
Il film, geniale, di Delépine e Kervern, coppia rivelazione del nuovo Cinema Francese, è stralunato e graffiante, irrazionalmente divertente e intrinsecamente poetico, e vive tutto di questo straniamento che si riflette anche nello stile, scarno, affastellando piccole assurdità, alternando inquadrature fisse a lunghi piani sequenza. Per certi versi – e qui azzardiamo il paragone – viene da pensare ad alcuni lavori di Jarmush o di Kaurismaki, anche se i due registi francesi hanno una cifra stilistica tutta loro e toccano la più vasta gamma di emozioni mascherandole sotto un’apparente semplicità narrativa, personaggi folli e sprazzi di humor nero.
Si ride mentre se ne assapora l’amarezza e ci si commuove alla scoperta dell’anima poetica di Mammuth grazie alle stravaganze artistiche della nipotina. Giganteggia, in tutti i sensi, un Gérard Depardieu tanto tenero e smarrito quanto goffo e divertente, un uomo fuori tempo e fuori luogo che a 60 anni trova se stesso. Yolande Moreau è la moglie che con affetto convive con la sua inadeguatezza, con improvvisi slanci irresistibili (la scena del furto del cellulare è da antologia).
Non lasciatevi sfuggire questo piccolo capolavoro prima che sparisca totalmente dagli schermi (a Milano è in programmazione solo al Cinema Centrale), destino riservato a tutti i film che hanno qualcosa di nuovo da dire.

Voto: 7,5

Gabriella Aguzzi