L'Illusionista

11/11/2010

di Sylvain Chomet
con: Animazione

“I Maghi non esistono”, questo il malinconico messaggio lasciato (letteralmente) dall’Illusionista alla giovane Alice, nel momento in cui lei apre gli occhi sulla vita. Ma l’illusione che crea questo film, che è un piccolo, prezioso, raro gioiello, è quella di credere ancora all’incanto delle cose perdute, come il sapore dei film di un tempo, nonostante la velocità con cui il Cinema cambia e stupisce con nuovi effetti. Con un abile gioco di magia Sylvain Chomet riscopre a 50 anni di distanza una sceneggiatura originale di Jacques Tati, omaggiandolo in tre modi diversi, con l’immagine del protagonista, che ha stessa figura allampanata e goffa, col nome di Tatischeff e con la breve sequenza del cinematografo, in cui Tati stesso appare sullo schermo. E la racconta con la bellezza del disegno bidimensionale ad acquerelli, che riproduce con una geografia perfetta Londra ed Edimburgo, i panorami e gli angoli di strada, e con un film affidato ai silenzi, quasi totalmente muto tranne che per alcuni suoni e parole sparse, pronunciate in lingue diverse che faticano a comprendersi. Un silenzio dei disegni che aggiunge magia a magia, prodigio a prodigio, facendo scattare la molla della fantasia anche per chi vi è disabituato, anche se la storia che racconta, con trattenuta amarezza, è proprio quella di un mondo che non ha più posto per gli illusionisti, tristi animali da palcoscenico in via d’estinzione.
Vi è tutto un sottobosco di teneri perdenti stanchi e disillusi, artisti in declino che hanno visto passare il loro tempo e popolano alberghetti scalcinati e solitari. Vi è una soffusa malinconia che si sovrappone allo stupore infantile con cui Alice guarda le cose, scambiando i giochi d’illusione per magia vera. Vi è il mutare dei sentimenti raccontato attraverso dettagli della storia di un prestigiatore col suo coniglio. Vi è il sorriso affettuoso con cui ogni scena viene attraversata, fino alla commozione delle scene finali, che fanno pensare al Chaplin di “Il Circo” e “Luci della Ribalta”. Un piccolo capolavoro di autentica poesia che scalda il cuore e fa pensare che invece forse, sì, i maghi esistono.

Voto: 8

Gabriella Aguzzi