La Versione di Barney

15/01/2011

di Richard J. Lewis
con: Paul Giamatti, Dustin Hoffman, Rosamund Pike, Minnie Driver, Rachelle Lefevre, Scott Speedman

“I did it my way” potrebbe concludere Barney Panofsky al termine del racconto della propria vita, della sua versione, appunto, comunque lo ritengano gli altri: sregolatezza, fallimenti, sbronze epiche, tre matrimoni, grandi affetti dimostrati male, una serie di errori, la colpa per la morte sospetta del miglior amico, la perdita delle illusioni, la Roma bohèmienne, gli slanci e le follie. E la fretta di raccontare tutto questo prima che i vuoti di memoria procurati dall’Alzheimer offuschino il tutto. Se di versione parliamo, quella che il film di Richard J. Lewis dà del romanzo cult di Mordecai Richler ne banalizza il denso materiale riportandolo ad una narrazione lineare, senza particolari guizzi, virando sul patetico nella parte finale, una biografia strutturata in cronologicamente ordinati flash back passando per i tre matrimoni di Barney: l’amore prematuro e tragico, la moglie ebrea troppo ciarliera e il colpo di fulmine per una moglie perfettina, il grande amore della vita, che non gli perdona l’unica infedeltà. Tutto a servire una prova superlativa di Paul Giamatti, memorabile fallito che giganteggia per tutto il film facendosi amare nella sua provocatoria imperfezione, passando dalla furia della giovinezza al cinismo della vecchiaia, dall’ironia al romanticismo, dalla lievità della commedia all’intensità del dramma. A completare il quadro un altrettanto memorabile Dustin Hoffman nel ruolo dell’imbarazzante padre ebreo ex poliziotto, personaggio tragico sotto l’irresistibile apparenza.

Voto: 6,5

Gabriella Aguzzi