Vallanzasca - Gli Angeli del Male

20/01/2011

di Michele Placido
con: Kim Rossi Stuart, Filippo Timi, Valeria Solarino, Francesco Scianna, Paz Vega, Gerardo Amato

Michele Placido al suo meglio di regista: è così quando si trova a raccontare storie di malavita. Lo è stato con “Romanzo Criminale” e lo è di nuovo con “Vallanzasca - gli Angeli del Male”. Sembra ereditare d’istinto la lezione del Cinema Americano, quella di Scorsese e di tutto il genere gangster, con un ritmo concitato e incalzante che arriva sui nostri schermi come un’impetuosa ventata d’ossigeno. Ma attenzione, menzionando il cinema americano non parliamo di banale imitazione. Placido è attento lettore della nostra Storia e la riracconta con un’accurata ricostruzione sia storica e di costume sia cinematografica, basti pensare ai colori della pellicola che con “Vallanzasca” fanno appunto pensare al cinema di quegli anni, quelli terrorizzati dal “bel René”, con apparenti inserti documentaristici. Ma ancora non è tutto, perché sotto la parvenza di cronaca vibra la forte passionalità del regista che, lontano da ogni freddezza pur astenendosi da ogni giudizio morale, ci trascina nel racconto dei suoi eroi dannati. E fondendo questi tre elementi acquista una cifra stilistica tutta sua.
“Quello che trovavo stimolante da un punto di vista artistico e creativo era entrare nella mente di un criminale per capire cosa si prova a stare in bilico fra la normalità e la devianza, a trovarsi al bivio fra il bene e il male e a scegliere deliberatamente il male”. Da qui parte l’idea del film su Vallanzasca, personaggio che, senza un background tragico e con una personalità prepotente, decide di prendere la strada del criminale e ci contagia col suo fascino di sbruffone senza regole così come aveva affascinato le centinaia di donne che in carcere lo sommergevano di lettere d’amore. In bilico tra distacco e passione (e proprio da questo contraddittorio
equilibrio il film trae la sua forza) seguiamo la storia di un megalomane ribelle che si muoveva nella ligera milanese come un pistolero del West, i contrasti con la sua banda della comasina che lo riconosceva come leader e pure gli sfuggiva di mano, la sfrontatezza provocatoria ai processi, le fughe, l’amicizia con l’ex rivale, il boss Francis Turatello, e infine l’uccisione dell’amico fraterno Enzo nella scena più tesa e drammatica di tutto il film. Per molti versi si accosta al francese “Nemico Pubblico n.1”, che con la stessa energia e gli stessi ritmi serrati, ripercorreva le gesta del bandito Jacques Mesrine, non a caso definito il “Vallanzasca d’Oltralpe”.
Se dunque “Romanzo Criminale” attraversava l’Italia di quegli anni con un occhio al rapporto tra malavita e politica, e si faceva affresco corale, “Vallanzasca – gli Angeli del Male” si concentra su un “cane sciolto” tutto sregolatezza, che ironizza sulla sua stessa definizione di angelo caduto, e punta su di lui il riflettore dandogli corpo e anima nella straordinaria, accattivante interpretazione di Kim Rossi Stuart, oseremmo dire alla prova migliore di tutta la sua carriera. Kim Rossi Stuart (qui anche sceneggiatore) giganteggia per tutto il film dotando di beffarda simpatia e carisma un personaggio ostinatamente spregevole e nella citata scena dell’uccisione di Enzo l’alchimia tra lui e Filippo Timi, che interpreta il disperato “fratellino” tossico della Comasina, raggiunge vette d’intensità che portano quello che si annunciava come uno stralcio di cronaca dalle parti della tragedia greca.

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Voto: 8

Gabriella Aguzzi