The Fighter

03/03/2011

di David O. Russell
con: Mark Wahlberg, Christian Bale, Melisssa Leo, Amy Adams

Come Micky Ward divenne campione di boxe, categoria pesi welter. Ancora una volta, ecco il pugilato diventare simbolo del sogno americano e di una parabola di riscatto. Riscatto che in questo caso coinvolge – anzi, ha per protagonista principale – anche il fratellastro di Ward, Dicky Eklund, oltre all'intera famiglia e alla città stessa ( Lowell, Massachussetts).
Dicky ha un passato di pugile: la sua gloria, aver messo al tappeto Sugar Ray Leonard. Da allora, però, ha sprecato il proprio talento ed è diventato un tossico, dipendente dal crack. A 40 anni sogna pietosamente una rentrée: una troupe dell'HBO lo sta seguendo... Intanto, fa da allenatore al fratellino Micky, mentre la madre gli fa da manager. La famiglia Eklund-Ward è disastrata ma vitale, composta da sei sorelle e una madre/ape regina con marito sottomesso al seguito. Micky subisce, un po' di malavoglia, un po' per mancanza d'occasioni migliori, un po' per amore, ma gli incontri che gli vengon combinati son sempre sballati, e ne esce massacrato oltreché perdente. Finché il padre non gli trova un manager esterno e la ragazza, una ragazzotta da bar semi fallita ma dura e pervicace, non gli dà la spinta necessaria per rompere con la madre e seguire l'uomo d'affari. Complice, in ciò, l'arresto di Dicky. Ma quando il fratello esce dal carcere Micky si trova di fronte a un dilemma: tradire la famiglia o rinunciare all'incontro che gli può valere il titolo mondiale?
Finirà a tarallucci e vino, con la pace in famiglia, Dicky all'angolo di Micky e Micky trionfatore. Troppo hollywoodiano? È la verità, ragazzi, e ve l'abbiamo raccontata per spiegarvi che le favole possono avverarsi, basta amare la famiglia e credere in se stessi.
Moralina e lacrimuccia consolatoria a parte, c'è però da dire che “The fighter” è un bel film, con un convincente stile scarno e realistico in forte contrasto con questa vicenda esemplare.
La chiave registica è tutta contenuta nell'idea di “fare un documentario”, al punto d'aver chiamato una troupe dell'HBO per le riprese degli incontri: i luoghi in cui si svolge la storia sono reali, gli attori hanno la faccia e il fisico giusto, la telecamera è spesso portata a mano, le luci sono naturali, gli incontri e lo stile di boxare ricostruiti con cura certosina (uno dei fiori all'occhiello nei film di boxe è il montaggio: qui invece ci si attiene allo stile televisivo e  poco spettacolare di una cronaca sportiva), i dialoghi  per nulla “scritti” e fasulli, e alcuni personaggi interpretano se stessi (primo fra tutti l'allenatore di Micky, Mickey O'Keefe). Risulta che l'impatto emotivo viene raffreddato, ma nel medesimo tempo avvicinato alla sensibilità dello spettatore, che rimane coinvolto.
Fondamentale era la scelta e la resa degli attori, e questa è sicuramente la carta vincente del film. Christian Bale, finalmente premiato con un meritato Oscar, non si limita ad interpretare Dicky, è Dicky: avrà fatto effetto sull'Academy il fatto d'aver perso 12 chili (per “L'uomo senza sonno” era arrivato a 18...), ma è solo superficie, quello che conta è l'accento, i movimenti, le espressioni “fuori registro” del suo volto, l'atteggiamento del corpo, che riempiono di schizofrenica umanità il suo personaggio. Non da meno, anche se decisamente meno eclatante, è la mimesi di Mark Wahlberg, attore non dotatissimo di mobilità espressiva che per questo gioca su una fisicità trattenuta e un'interpretazione interiorizzata, a sottolineare ulteriormente la differenza caratteriale tra i due fratelli, e che si è avvicinato a questo ruolo con una dedizione assoluta, al punto di diventare un vero pugile. Da Oscar anche Melissa Leo, vero fulcro della famiglia e del film, con quella sua possessività urlata ma anche dolorosa e quel suo look cheap e provinciale, mentre Amy Adams si conferma non solo una bella faccina da commedia, ma anche un solido talento drammatico, con un'interpretazione estremamente naturalistica, capace di rendere un po' stronzo un ruolo che avrebbe potuto risultare noiosamente positivo.

Voto: 7

Elena Aguzzi