1921- Il mistero di Rookford

01/12/2011

di Nick Murphy
con: Rebecca Hall, Dominic West, Imelda Staunton, Isaac Hempstead-Wright

Nel mare magnum del cinema horror, c'è un sottogenere ben consolidato: “antica casa infestata da fantasmi bambini”. In questo tipo di libri e pellicole vi sono alcuni topoi irrinunciabili: il catalizzatore della vicenda è una donna; la villa ha una soffitta e, di preferenza, un sottoscala nascosto; la suddetta casa si trova perlopiù in Inghilterra (una valida alternativa è la Spagna del nord) ed è isolata; altri bambini, oltre a quelli defunti, sono drammaticamente coinvolti; c'è una governante che sa tante cose.
“Il mistero di Rookford” (The Awekening) è un convincente thriller che rispetta tutti i canoni, al punto da lasciare un vago dubbio: filologia o mancanza di originalità? Protagonista della vicenda, che – come suggerisce il goffo titolo italiano – è ambientata al termine della Grande Guerra, è Florence Cathcart,  cinica cacciatrice di fantasmi (o, meglio, dei ciarlatani che “inventano” apparizioni), chiamata dal direttore di un collegio nel nord dell'Inghilterra, su suggerimento della governante, a indagare sulla misteriosa morte di un allievo, spaventato a morte, pare, alla vista di un fantasmino che infesta l'ambiente. Florence decide di affrontare le proprie ombre e di andare a scoprire l'assassino. E tutto in effetti sembra ricondurre a un delitto assai più concreto, quando qualcosa spinge la nostra eroina a trattenersi.... Seguono grandi spaventi per lei e qualche sobbalzo per noi. La suggestiva scenografia, la fotografia grigia e claustrofobica, gli interpreti all'altezza, la regia volutamente “d'antan”, fan facilmente perdonare i trucchetti di genere (fugaci apparizioni accompagnate da effetti sonori, l'immancabile pallina che rotola dalle scale, le filastrocche infantili...) e quando arriva la spiegazione-colpo di scena, questa non è semplicemente inaspettata per far dire “oooooh!” allo spettatore, ma è azzeccata e coerente. Peccato però che, a questo punto, regista e sceneggiatori non sappiano come chiudere, e si cada in una serie di falsi finali per stupire, che, invece, lasciano l'amaro in bocca. Restano comunque, oltre ai meriti esteriori di cui si è parlato, una bella galleria di personaggi non convenzionali, segnati dal dolore e dalla solitudine, che collocano la pellicola, se non nell'olimpo del genere, comunque in una posizione più che dignitosa.

Voto: 7

Elena Aguzzi