The Raven

22/03/2012

di James McTeigue
con: John Cusack, Luke Evans, Alice Eve, Brendan Gleeson, Kevin McNally

Il gotico ha fatto ritorno, con le sue tinte cupe, le sue ombre e i suoi misteri, e quel suo gusto un po’ retro tinto di sangue. Escono infatti, quasi contemporaneamente, sugli schermi “The Woman in Black”, della risorta Hammer, con i ricordi legati al decennio d’oro dell’ horror e con le atmosfere tanto care alle ghost stories, e “The Raven”, che omaggia non solo l’opera letteraria di Edgar Allan Poe ma tutti quei film di Roger Corman che da Poe hanno attinto a piene mani. La novità è mettere lo stesso Poe al centro della storia per trarne non un film biografico ma una vicenda improntata al mistero e al terrore come i suoi stessi racconti.
Se dunque è già annunciata una nuova apparizione Edgar Allan Poe in Twixt di Coppola, The Raven si ispira a Poe per trarre una storia di pura fantasia, di orrore e investigazione come sarebbe piaciuta allo scrittore stesso, partendo dal mistero mai risolto che avvolge i suoi ultimi giorni e la sua morte. Perché Poe è stato trovato delirante su una panchina, vestendo abiti non suoi, mormorando ripetutamente un nome, “Reynolds”? La domanda, che trovò solo risposte incomplete e contraddittorie, ha intrigato il regista di “V per Vendetta” e i suoi sceneggiatori che per inventarvi una soluzione hanno intessuto un giallo a ritroso, immaginando Poe coinvolto nella macabra sciarada di un serial killer che si ispira ai suoi racconti per compiere mostruosi delitti.
L’idea iniziale sconfina quindi nella solita catena di delitti seriali che seguono uno schema lasciando indizi per sfidare ad un morboso gioco in corsa col tempo, espediente già ampiamente sfruttato in tutto il genere horror, dalle filastrocche di Dario Argento ad altri esempi a non finire. Con alcune compiaciute concessioni allo splatter, il film deborda quindi al di là di ogni spiegazione plausibile per dilagare in un giallo rocambolesco ma tutto sommato convenzionale.
Il divertissement rimane nel puro citazionismo letterario. Un assassino che segue come modus operandi le tracce dei racconti di Poe è l’espediente per creare un calderone dei suoi orrori e far rabbrividire mentre un Poe ormai in crisi creativa e vittima dell’alcol brancola seguendo le sue stesse orme. Tra i macabri congegni di “Il pozzo e il pendolo” , la scena del crimine di “I Delitti della Rue Morgue”, le confessioni di “Il cuore rivelatore”, le angosce soffocanti di “Sepoltura prematura” si va al ballo in maschera in attesa di veder apparire la Morte Rossa, e non mancano neppure le poesie, da Annabel Lee al Corvo del titolo. Una goduria per gli appassionati, ma il gioco è troppo spiegato e fine a se stesso, con un certo affaticamento nel far quadrare tutti gli elementi affastellati a profusione.
John Cusack veste i panni di uno spiritato Edgar Allan Poe in declino e terrorizzato da se stesso, calcando un po’ sopra le righe.

Voto: 6

Gabriella Aguzzi