7 Days in Havana

07/06/2012

di Benicio Del Toro, Pablo Trapero, Julio Medem, Elia Suleiman, Gaspar Noť, Juan Carlos Tabžo, Laurent Cantet
con: Emir Kusturica, Elia Suleiman, Mirta Ibarra, Jorge Perugorrža, Melvis Santa Estevez

Sette brevi capitoli, uno per ogni giorno della settimana, che hanno come filo conduttore lo scenario dell’Avana, per dare un quadro di questa città che è tutto fuorché cartolinesco. Firmato da sette registi, diversi per cultura e provenienza e quindi nel gettare il loro sguardo sulla sua vita, il film assume di volta in volta toni divertenti, romantici, agrodolci, vagamente surreali, conservando sempre un tocco minimalista, lasciando palpitare sullo sfondo la bellezza in degrado di una città che è poi la vera ed unica protagonista. Gli altri personaggi si sfiorano casualmente tra un episodio e l’altro, più spesso conducono storie a sé, racchiuse nello spazio di un giorno. A dar loro una matrice comune sono i racconti del romanziere cubano Leonardo Padura che insieme alla moglie Lucia Lopez Coll ha sceneggiato tre dei sette episodi: El Yuma, La Tentaciòn de Cecilia e Dulce Amargo. E, spesso, lo spaesamento di chi arriva in terra straniera e ne ha un primo goffo approccio, tanto che, pur non essendo Jarmush nella rosa dei sette registi, il pensiero a tratti corre al suo Cinema.
Si inizia in tono un po’ dimesso con El Yuma, esordio dietro la macchina da presa dell’attore Benicio Del Toro, episodio costellato di richiami cinefili, per passare a Jam Session dell’argentino Pablo Trapero che ha per protagonista Emir Kusturica in un’autoironica interpretazione di se stesso e la sua svagata notte a contatto con la musica della città. Parentesi romantica per Julio Medem con La tentaciòn de Cecilia, la cui protagonista è dibattuta tra due uomini e una scelta di vita (vedremo poi come si concluderà in Dulce Amargo). Assolutamente geniale l’episodio diretto da Elia Suleiman: se il regista e attore palestinese è spesso paragonato a Jacques Tati e a Buster Keaton, ne abbiamo prova con questo stralunato Diary of a Beginner. Ritual di Gaspar Noé è forse l’unica stonatura, ma gli ultimi due episodi sono assolutamente deliziosi. Il cubano del gruppo, Juan Carlos Tabìo, dirige con profondo affetto la caotica giornata di Dulce Amargo, in cui intreccia anche i protagonisti di altre storie, e il francese Laurent Cantet presenta un affresco corale per i preparativi della festa religiosa di Oshun secondo i dettami ricevuti in sogno.
Havana Club ha collaborato alla realizzazione del film che, attraverso brevi storie quotidiane, fa emergere un ritratto di questa eclettica città completo più di qualunque verboso documentario. Una fotografia sull’incrocio di atmosfere, generazioni, quartieri e culture scattata attraverso semplici stralci di vita.

Voto: 7

Gabriella Aguzzi