Rock of Ages

20/06/2012

di Adam Shankman
con: Tom Cruise, Julianne Hough, Diego Boneta, Paul Giamatti, Catheine Zeta-Jones, Alec Baldwin, Russell Brand

Sbarca sugli schermi il musical che ha spopolato a Broadway. E là poteva restarci, aggiungiamo noi che non sentivamo alcun bisogno che il regista Adam Shankman ne facesse un adattamento cinematografico, né di sorbirci l’ennesima favola della fanciulla di provincia che arriva con la sua valigia di sogni cantando a squarciagola sul mitico Sunset Strip decisa a sfondare a Hollywood, finisce a fare la spogliarellista, ma poi conquista sia l’amore che il successo. Il tutto condito da quanto di più becero il musical può offrirci, un irritante  e opulento campionario di cori, coreografie e orchestrazioni come tradizione comanda reso anche peggiore da un goffo tentativo di humor.
I difensori di tale operazione vi vedranno un omaggio agli Anni Ottanta e alla sua musica, e quindi allo spirito che li animava, ai suoi colori, costumi, scenografie sfavillanti, con una colonna sonora che ripercorre il decennio dai Def Leppard a Bon Jovi. E daranno un’innegabile motivazione per l’acquisto del biglietto nell’alquanto ironica interpretazione di Tom Cruise nei panni della rovinata rock star Stacee Jaxx, che unisce il suo innegabile fascino di cinquantenne propinato nella nuova versione tatuata e maledetta ad una distaccata e divertente parodia dell’uomo di successo nonché alla sfida come cantante. Ed in effetti alcuni siparietti comici tra lui e l’avido manager Paul Giamatti sono tra i pochi momenti salvabili del film, come la consumata autoironia di attori di questo calibro, a cui vanno aggiunti Alec Baldwin e Catherine Zeta-Jones.
Fatto salvo tutto ciò e premesso che chi scrive non intende farsi influenzare da un endemico odio per i musical che neppure l’effetto nostalgia riesce a mitigare e che qui incontra la sua espressione più piena, i detrattori del film restano soprattutto irritati dall’uso improprio che qui si fa della parola rock. Già il rock del decennio in questione era una versione patinata di quello delle origini, privato della sua anima ribelle (e qui, torniamo a dire, lo spirito di revival è reso con efficacia), ma la sua resa urlata e racchiusa in un frenetico montaggio si addice ben più alla storiella moraleggiante che il film ci propina (dove anche i locali minacciati dalla chiusura si salvano grazie a un generoso protettore e i politici intransigenti vengono smascherati) che non all’essenza vera del rock, e ancora si scivola nel grottesco offrendo delle rock star e del mondo musicale una scontata versione da barzelletta.

Voto: 5

Gabriella Aguzzi