C'era una volta in Anatolia

22/06/2012

di Nuri Bilge Ceylan
con: Muhammet Uzuner, Taner Birsel, Yilmaz Erdogan, Firat Tanis, Ercan Kesal, Ahmet Mumtaz Taylan

E’ alle soglie dell’estate e con grande ritardo sui festival (il film di Nuri Bilge Ceylan  ha ricevuto il Gran Prix a Cannes, ma nello scorso 2011) che spesso esce il capolavoro. Come nel caso di “C’era una volta in Anatolia”, a nostro giudizio il miglior film distribuito quest’anno.
Il viaggio attraverso la notte conduce un commissario, un procuratore, un medico legale e i loro uomini in cerca del luogo in cui un assassino ha sepolto il cadavere della sua vittima. E’ lo stesso imputato a guidarli nella ricerca attraverso le colline mentre un’alba grigia si annuncia faticosamente e tutti i luoghi sembrano assomigliarsi, ma la cornice poliziesca è solo il pretesto per scoprire non tanto le ragioni del delitto (il regista turco molto affida al non detto, al velato, alla ricostruzione e all’interpretazione dello spettatore), quanto l’animo di chi compie questo viaggio, svelandone a poco a poco, attraverso dialoghi comuni e minimalisti, i pensieri, i segreti, le amarezze sepolte.
Il nero che avvolge il film è dunque anche il velo di una tristezza comune, di piccole miserie, di un mondo arcaico che si rivela spinoso e difficile (gli arretrati mezzi d’indagine di cui ci si lamenta) e di verità che affiorano solo in parte per risprofondare nell’ombra. Come i background dei protagonisti che emergono lentamente ed emblematica è la storia raccontata a più spezzoni dal procuratore, come se un giallo portasse a far luce su un altro giallo, rivelando altri dolori nascosti. Ma non è neppure un cammino verso la verità quello che i protagonisti compiono nella lunga notte, perché ogni verità avrà sempre i suoi misteri e le cose non sono mai come sembrano, al massimo si può intravedere una luce che ci guida come il fuoco nella sosta notturna.
Straordinari per intensità i tre interpreti principali (ma è intrigante anche come il film mostri nel suo corso chi siano i protagonisti, confondendoli inizialmente nel gruppo): il commissario Ylmaz Erdogan, volto molto noto nel cinema turco, il procuratore Taner Birsel, conosciuto nei circuiti d’essai, e il medico Muhammet Uzuner, al suo primo ruolo importante. Splendida la fotografia di Gokhan Tiryaki che spazia nella desolazione di un paesaggio spoglio schiarendolo dal buio intenso della notte al livore incerto di un grigio uniforme.
Dialogato ai limiti della perfezione (il film è sceneggiato dallo stesso Nuri Bilge Ceylan con la moglie Ebru e con Ercan Kesal che si ispira ad un episodio realmente accadutogli come medico), con citazioni da Cechov, C’era una volta in Anatolia fa leva su un realismo minimalista (come la precisione della stesura dei rapporti dell’indagine o il discutere della presunta somiglianza del procuratore con Clark Gable) e sulla crescente empatia con lo spettatore che dallo spiazzamento iniziale si lascia sbandatamente guidare, così come il gruppo si lascia guidare dall’assassino, dal fascino di una storia, sorprendentemente insolita nel panorama cinematografico, che lentamente cattura. Assolutamente da non perdere.

Voto: 8,5

Gabriella Aguzzi