La collina dei papaveri

05/11/2012

di Goro Miyazaki
con: Animazione

Esce come evento unico (e imperdibile) il 6 novembre, in una sola giornata di proiezioni in tutta Italia, l’ultimo gioiello dello Studio Ghibli, “La collina dei papaveri” di Goro Miyazaki. Tra tanti film roboanti e spettacolari, si distacca e distingue questo piccolo capolavoro di poesia che, nella limpidezza del suo disegno semplice e nella tenerezza di una sommessa storia d’amore adolescenziale, arriva dritto al cuore.
La collina dei papaveri non parla di avventure fantastiche. Parla di un’epoca (è ambientato nel 1963, su una collina di Yokohama a ridosso del porto) in cui il Giappone stava uscendo dagli strascichi della guerra per andare incontro al boom economico e allo stesso tempo stava perdendo qualcosa del suo passato, sommerso dalla voragine del Nuovo; e parla di un’età, l’adolescenza, in cui si avvertono i primi palpiti sinceri e la confusione del sentimento. Volendo vedervi più letture, si avverte quel monito a stare uniti, a cercare la certezza nella famiglia e nell’amicizia che sempre trapela dai film dello Studio Ghibli (si pensi ad esempio a Totoro) ancora più forte ora dopo la tragedia dello tsunami, così come era forte in un Giappone che portava ancora addosso le ferite della guerra.
Ma non si faccia l’errore di credere che La collina dei papaveri sia un film predicatorio. Tutto è lieve, delicato come il tratteggio dei suoi splendidi disegni. Sul bellissimo sfondo del quartiere di Yokohama affacciato sul mare, con le sue luci tenui e il fumo dei rimorchiatori, si staglia la storia di Matsuzaki Umi, la ragazza che issa le bandiere ogni mattina per salutare il padre come faceva prima che morisse in mare, e il diciassettenne Kazama Shun, infervorato redattore del giornale scolastico, idolo delle studentesse, che lotta perché il loro vecchio edificio non sia abbattuto. Un’improbabile amicizia si trasforma presto in timido amore e poi ancora in comune ricerca dei segreti attorno alla loro nascita.
Anche il film ha un segreto, quello di riuscire a commuovere con una storia semplice. Un segreto che gli artisti giapponesi ben conoscono.

Voto: 8

Gabriella Aguzzi