Wolverine - L'Immortale

29/07/2013

di James Mangold
con: Hugh Jackman, Haruhiko Yamanouchi, Tao Okamoto, Rila Fukushima, Hiroyuki Sanada, Svetlana Khodchenkova

L’immortalità è un dono o una maledizione? Su quest’interrogativo si regge il film che, ispirato alla miniserie Anni Ottanta di Chris Claremont e Frank Miller con Wolverine trascinato in un viaggio contro la criminalità giapponese, segue il Mutante in un’avventura che lo pone solitario protagonista (con gli X-Men tornerà nel prossimo, annunciato dai titoli di coda e in fase di lavorazione, X-Men – Giorni di un futuro passato), ma soprattutto si sofferma sulla dannazione del suo potere e la sofferenza della sua anima.
I presupposti romantici ci sono tutti. Logan è perseguitato da incubi, da una diversità che non ha chiesto ed altri gli invidiano e da cui non può liberarsi col sollievo della morte, dal fantasma del ricordo della donna da lui amata e uccisa che incessantemente e invano lo chiama accanto a sé. Ha rinunciato ad agire, si è isolato in un eremitaggio che lo rende ancor più simile ad una belva ferita. Quando dai fantasmi del passato riemerge anche quello di Yashida, da lui salvato a Nagasaki, che in punto di morte lo manda a chiamare, per dirgli addio – dice – in realtà per fargli una strana proposta, un patto che gli darebbe una vita comune. E mortale.
Logan si trova così catapultato in un Giappone di yakuza e samurai, di magnati e di ninja, scoprendo la sua natura di solitario ronin in cerca di una causa da servire. Per scoprire, alla fine, la missione a cui è chiamato e per cui è costretto a portare il potere di un corpo di adamantio fatto per rigenerarsi.
Il tutto molto più annunciato che approfondito perchè col procedere del film prevale l’avventura, con le sue scene ad effetto (quali l’inseguimento sul tetto del bullet train), i combattimenti e tutto quanto teso a sfruttare a pieno le capacità del 3D e una tensione costruita verso il – prevedibile – colpo di scena finale. Eppure, anche dietro la roboante costruzione, affiora una malinconia che distingue questo Wolverine da altri film d’azione e lascia intravvedere un Logan fragile e vulnerabile, nello spirito e per la prima volta anche nel corpo. Semmai, e ciò un poco dispiace, non è sfruttato a pieno lo scenario giapponese, ignorandone lo spirito e limitandosi ai luoghi comuni. Divertimento comunque assicurato e anche, qua e là, la giusta dose di ironia.
Wolverine per la sesta volta (contando l’apparizione in X-Men – L’Inizio), Hugh Jackman si cala ancora una volta nel personaggio con grande fisicità. E c’è da chiedersi se anche lui non sia toccato dal potere di eterna giovinezza.

Voto: 6,5

Gabriella Aguzzi