Blue Jasmine

04/12/2013

di Woody Allen
con: Cate Blanchett, Alec Baldwin, Sally Hawkins, Bobby Cannavale, Peter Sarsgaard, Andrew Dice Clay


“Un tram che si chiama desiderio” versione Woody Allen.
Se a prima vista può sembrarvi un paragone azzardato – questo 45° film della sua prolifica produzione racconta di una donna dell’alta società caduta in disgrazia dopo l’arresto del marito – provate a rintracciare le molte analogie: Jasmine, come Blanche, si adatta a vivere, con malcelato disgusto, nelle due stanze della sorella, è in contrasto con l’uomo di lei, troppo rude e primitivo per la sua eleganza, ha un motivo che le si ripete nella testa nei momenti di maggior smarrimento (in questo caso “Blue Moon”, che ispira il titolo al film), ha una seconda occasione e quando se ne va in frantumi la sua mente vacilla. Ma Jasmine non può neppure fare affidamento sulla gentilezza degli estranei, perché ogni qualvolta si avvicina a qualcuno per raccontargli la sua vita questi si discosta lasciandola sola a monologare.
Jasmine viene così ad aggiungersi alla straordinaria galleria di personaggi femminili creati da Woody Allen. A renderla indimenticabile è una meravigliosa Cate Blanchett, sofisticata, fragile, schiava di cocktail e antidepressivi, persa in un suo mondo irreale dove ogni problema si risolve girandosi dall’altra parte e addobbandosi di versioni immaginarie della propria storia. La vicenda si dispiega poco alla volta nella sua cruda realtà e se il dramma di Jasmine appariva inizialmente quello di una donna che cerca di sopravvivere lontana dal lusso a cui era abituata mantenendo disperatamente l’eleganza perduta, attraverso i flashback scopriamo altri più dolorosi risvolti e che è lei stessa l’artefice dei suoi mali.
La contrasta una sorella ancora genuina nella sua riconosciuta inferiorità e se Jasmine si è inventata tutta a partire dal nome, la mediocre Ginger conserva una sua spontanea generosità in mezzo a rancore e rassegnazione e impara che se si spinge a sognare un po’ più in là il rientro nei binari è più brusco. Ma Jasmine non resiste all’impatto della catastrofe.
Blue Jasmine appartiene alla categoria ormai fitta delle opere del Woody Allen drammatico, interrotta sempre più di rado da film di pura comicità, come respiri che il regista vuole concedersi per rispondere agli alieni di Stardust Memories (“ci piacevano i tuoi film, soprattutto i primi, quelli comici). E i momenti migliori sono sempre quelli in cui le due vene si incrociano, come quando ci distrae a ridere davanti all’espressione allibita dei ragazzi mentre Jasmine racconta la propria storia nelle sue brutture.

Voto: 7

Gabriella Aguzzi