12 Anni Schiavo

20/02/2014

di Steve McQueen
con: Chiwetel Ejiofor, Michael Fassbender, Benedict Cumberbatch, Paul Dano, Paul Giamatti, Lupita Nyong'o, Brad Pitt

Steve McQueen ci aveva abituati ad uno stile asciutto e innovativo, personalissimo, lunghe inquadrature statiche, emozioni scrutate con la cinepresa fino all’indiscrezione e immerse nei silenzi. Era un purosangue a briglia sciolta che non si lasciava rinchiudere e catalogare in alcuno schema.
Poco riconosciamo di questo suo stile nel pur pregevole “12 anni schiavo” che arriva sugli schermi ricoperto da ben 9 candidature all’Oscar, o perché il regista si è fatto catturare dalle leggi hollywoodiane, o perché l’impegno civile sovrasta il resto.
Tratto dall’autobiografia di Solomon Northup, uomo libero rapito e venduto come schiavo, il film narra con impressionante e toccante realismo gli orrori della schiavitù, ed è la tematica trattata, lo sdegno che suscita a prevalere in un film ben confezionato ma poco innovativo se si considera la mano che vi sta dietro, il racconto sul modo di raccontare. Certo in più parti si ritrovano le sue pennellate d’autore (la scena in cui Solomon viene lasciato con la corda al collo ad annaspare coi piedi nel fango), ma permane la sensazione di essere in clima “capanna dello zio Tom”.
La modernità della narrazione, tuttavia, sta proprio nella stessa fonte originale. Northup, da uomo colto e ammirato, si ritrova all’improvviso precipitato in un inferno e le vicissitudini di una vita da schiavo colpiscono per l’impatto emotivo che suscita chi quest’incubo lo racconta avendolo vissuto sulla sua pelle. Il film ne riproduce la quotidianità, i dettagli, le assurdità inquietanti, le gentilezze represse, l’accettazione per sopravvivere, le testimonianze di una realtà che dopo un secolo e mezzo ci appare mostruosamente impossibile.
Magnifico Chiwetel Ejifor nell’attraversare le emozioni di Solomon Northup e magnifico Michael Fassbender, interprete di fiducia di McQueen, nel ripugnante ruolo dello schiavista Edwin Epps, violento e dispotico nella rabbia della sua frustrazione. Un cast tutto di fuoriclasse (Paul Dano lascia il segno nelle poche scene a sua disposizione) in cui figura anche Brad Pitt, produttore del film insieme allo stesso Steve McQueen e allo sceneggiatore John Ridley. La calura della Louisiana è quasi palpabile.
Messa in scena perfetta, anche troppo. Tanto da augurarsi che dopo questa parentesi calligrafica Steve McQueen torni a far sentire la sua voce cinematografica più autentica.

Voto: 7

Gabriella Aguzzi