Maleficent

28/05/2014

di Robert Stromberg
con: Angelina Jolie, Elle Fanning, Sharlto Copley, Lesley Manville, Imelda Staunton, Juno Temple, Sam Riley, Miranda Richardson

Coloro che hanno profondamente amato “La bella addormentata”, le tre fatine Flora Fauna e Serenella, la Principessa Aurora e il Principe Filippo e la Strega Malefica, così elegante ed ironica, resteranno perplessi nel vedere che la stessa Disney ripropone il cult dei cult. E soprattutto per noi, per cui Malefica è sempre stata Malefica e non Maleficent (perché si traducono i titoli nei modi più assurdi e non si traducono i più ovvi?), il timore di vedere la nostra fiaba più bella sepolta da una valanga di effetti speciali era forte. Ma ecco una lieta sorpresa. Non siamo di fronte ad un mero remake con attori in carne ed ossa. Maleficent è una fiaba diversa. E per diversa intendiamo non solo nuova, differente dall’originale, ma anche con risvolti insoliti e imprevedibili per una favola.
Dimentichiamo dunque la nostra Aurora e la nostra Malefica, anche se la scena del Battesimo della Principessina è quasi identica nelle inquadrature e nei dialoghi al film d’animazione del ‘59 (ma non nel Dono/Maledizione come presto vedremo), e immergiamoci in una fiaba non classica che prende solo in prestito nomi, personaggi e situazioni, ma li trasporta in un altro contesto fatto per stupirci.
Cambiano la Foresta di Rovi, il Drago, il Corvo, qui una sorta di samurai fedele a Malefica che gli ha salvato la vita e destinato a mutar forma in Umano e altri esseri ad ogni suo comando. Ma cambia soprattutto lei, la protagonista (Malefica, non la Bella Addormentata), non Regina delle Forze del Male irata e vendicativa per il mancato invito alla festa per la nascita della Principessa, ma di cui si spiegano, come in un prequel, le ragioni per cui il suo cuore si è fatto oscuro.
E qui chi rifugge gli spoiler si astenga dal proseguire la lettura perché è impossibile commentare il film con Angelina Jolie da questa settimana nelle sale senza raccontarne l’inusuale trama. E tutto ha inizio nell’infanzia di Malefica, dove Regno delle Fate e Regno degli Umani confinano e un esiguo patto di pace vieta intromissioni tra i due Reami. Ma un ragazzo (che altri non è che il futuro Re Stefano padre di Aurora) vi si introduce e le rapisce prima il cuore, poi, tradendola per ambizione al Trono, la priva delle ali. La giovane e potente Malefica giura la sua vendetta: il suo maleficio di far cadere Aurora in un sonno profondo che potrà essere spezzato solo dal bacio del vero amore è un incantesimo senza ritorno, perché Malefica sa, nel profondo del suo cuore ferito, che il vero amore non esiste.
Attorno alle rovine del suo castello stregato fa sorgere una foresta di spine per proteggere per sempre il Regno delle Fate dalla vista e dal passo degli Umani. Ma da lì spia in segreto la piccola Aurora, affidata alle cure di tre fatine maldestre e pasticcione. Malefica interviene più volte, prima per caso poi assiduamente, a proteggere la creatura su cui pesa il suo stesso maleficio, finché la fanciulla la crede la sua fata madrina che da sempre veglia su di lei e viene introdotta nel suo mondo incantato. Ed è qui che la fiaba esce dagli schemi raccontando il crescere di un affetto minacciato da una maledizione che non può più essere infranta e di cui Malefica stessa, oppressa dal rimorso, è l’artefice. Non dunque una favola di Principi Azzurri (Filippo è un ingenuo ragazzotto invaghitosi a prima vista, ma personaggio marginale, e Re Stefano è un amante traditore su cui prevale l’amore per la Corona), ma una favola in cui strade e sentimenti si perdono come il potere e le magiche ali e in cui si intrecciano nuovi legami.
Non siamo qui a cercarne risvolti filosofici. Maleficent è anche (e molto) film spettacolare, con incantesimi, battaglie, prodigi, creature magiche e tanti effetti digitali ad illustrarli. Ma non è la favoletta scontata che ci si aspetta, non è una versione Anni Duemila di un incantesimo irripetibile. E’ piuttosto un racconto dark che segue la strada di penetrare l’universo fiabesco per raccontarlo nei suoi risvolti tenebrosi.

Voto: 6,5

Gabriella Aguzzi