Unbroken

07/02/2015

di Angelina Jolie
con: Jack O'Donnell, Miyavi, Domhnall Gleeson, Garrett Hedlund

Angelina Jolie sceglie di mostrare l’impegno civile anche dietro la macchina da presa e di raccontare la storia di un eroe, Louis Zamperini, campione olimpionico sopravvissuto in guerra al naufragio e alla prigionia dei campi giapponesi. L’intento è quello di mostrare come il coraggio e la forza d’animo ti portino a superare qualunque impresa e a raggiungere il traguardo, che sia vincere sulla pista o che sia vincere contro la natura e la malvagità umana, contro la fame e contro la tortura, coraggio e forza ancora più grandi nel perdonare i propri nemici. Se è meritevole l’apologia di un uomo come Zamperini, meno lo è, sotto il profilo cinematografico, un prodotto convenzionale e senza impennate, che trasuda retorica e trionfalismo, quasi compiaciuto nel sadico infierire contro il protagonista che precipita nei gorghi di una maledetta odissea.
Stupisce che alla sceneggiatura vi siano i fratelli Coen perché il film, senza invenzioni registiche o narrative, nettamente diviso in buoni e cattivi, cerca comunque il sensazionale, e pur trattando una storia vera, sconfina nell’enormità di situazioni portate all’eccesso, parli per tutte la ridondante scena clou della trave sollevata al di là delle possibilità umane, ed anziché commuovere scivola nel grottesco. Tralasciamo il particolare dei naufraghi che dopo 47 giorni alla deriva sono ancora pettinati e puliti, ma l’impressione resta comunque quella di un film “bello” e pulito pur mostrando, anche con insistenza, l’orrore della prigionia.
Zamperini è preso di mira dal sadico sergente Watanabe detto l’Uccello, che nei suoi vaneggiamenti lo vide simile a sé ma nemico, e quindi si accanisce furiosamente su di lui. Il disagio crescente, fino all’insopportabile, a cui la Jolie ci conduce nei 130 minuti di film è sicuramente il suo scopo, ma vi è più poesia nel momento in cui Zamperini giunge a Tokyo come prigioniero ricordando il momento in cui sognava di giungervi come atleta. E il rendere omaggio alla sua figura resta, a conti fatti, il solo merito del film.
Siamo dunque lontani, molto lontani, dal Furyo di Nagisa Oshima o dai film bellici di Clint Eastwood, che ha saputo raccontarci la guerra sui due fronti con due differenti anime. E se l’inizio di Unbroken ti fa erroneamente pensare a quello di American Sniper (un mirino puntato e subito il flash back) quale distanza separa i due film! Forse si potrebbe definire il lavoro della Jolie più “spielberghiano”, ma nel senso peggiore dell’aggettivo.

Voto: 5,5

Gabriella Aguzzi