Into the Wild

03/05/2008

di Sean Penn
con: Emile Hirsch,William Hurt, Catherine Keener

E’ un autentico “on the road” quello che il giovane Christopher McCandless compie “into the wild”, bruciandosi alle spalle carte di credito e documenti d’identità insieme ad un passato ingombrante, prendendo il nome di Alexander Supertramp e lasciandosi dietro tutto, auto, famiglia, legami. Tranne i libri, che sotterra ma poi recupera, accompagnando i momenti di maggiore solitudine con le letture di Jack London e Tolstoj. E’ un viaggio di incontri, di affetti anch’essi persi e lasciati per inseguire una sola ossessione, quella di ritrovarsi faccia a faccia con la natura selvaggia, finché da questa natura meravigliosa resta sopraffatto e ucciso. Ed è un viaggio che ci travolge il suo, in un turbinìo di emozioni, tramonti, annotazioni del diario, treni in corsa, immagini che stordiscono, paesaggi che tolgono il fiato, ricordi, ritmato sulle canzoni di Eddie Vedder dei Pearl Jam e su tutta una splendida colonna sonora.

Sean Penn, regista sempre più in stato di grazia, ci accompagna avanti e indietro nei due anni del viaggio senza ritorno di McCandless, tra i giorni del magic bus dell’Alaska e quelli della fine del college e tutti gli incontri fatti lungo la strada, narrando con le voci alterne del ragazzo in viaggio e della sorella che ricostruisce un passato abbandonato e una famiglia che ritrova l’amore solo nella perdita. Sconvolge con la bellezza delle immagini e la forza dell’emozione, disegna con perfezione tecnica e arriva dritto al cuore.

McCandless ha l’entusiasmo fisico, il sorriso affascinante e la sofferta passione di Emile Hirsch, interprete straordinario (inaudito averlo escluso dalla corsa agli Oscar!). Ne esce il ritratto di un ragazzo duro e incantevole, che conquista col suo calore e la sua comunicativa e al tempo stesso ferisce nel suo ostinato abbandono di ogni cosa e persona, per annotarsi in fin di vita che la felicità è reale solo se condivisa. I momenti che precedono il finale sono di commozione altissima (e fanno perdonare qualche lungaggine di troppo): la lunga carrellata sui tanti che lo aspettano o a cui ha toccato la vita come un angelo di passaggio, dall’inquadratura di spalle dopo il saluto al vecchio che non rivedrà più fino al pianto desolato del padre (un meraviglioso William Hurt) seduto impotente in mezzo alla strada.

Voto: 8

Gabriella Aguzzi