Lo scafandro e la farfalla

03/05/2008

di Julian Schnabel
con: Mathieu Almaric,Emmanuelle Seigner,Max Von Sidow

Siate preparati: raramente un film ha avuto il potere di commuovere, turbare e scuotere come quello che Schnabel ha tratto dalla vera storia di Jean-Do Bauby. Totalmente imprigionato nel proprio corpo in seguito d un ictus, il brillante capo redattore di “Elle” si ritrova con la vita trasformata, ma gli sono rimasti vivi, oltre all’occhio, l’immaginazione e i ricordi, ha conservato il senso dell’umorismo e la poesia, e una forza d’animo tale da poter dettare un intero libro con il solo battito della palpebra.

Ma quello che tocca il cuore non è solo il dolore di questa storia; vi sono dettagli di rara poesia (la telefonata del padre, la dichiarazione d’amore tradotta da un’altra donna, il ricordo di una notte a Lourdes che coincide con la fine di una storia, la malinconia del paese di Berck, un sogno che rimanda all’ineluttabilità del destino), un senso di desolazione che dilaga e di oppressione che imprigiona unito alla leggerezza del volo.
E Schnabel, da grande artista, sa raccontare una storia straziante con stile originalissimo e magico, riesce a dare una lezione di grande Cinema senza essere algido, ma partecipe. Magistrale la prima parte, tutta in soggettiva, con un inizio al risveglio in ospedale che toglie il respiro. Con visuale dalla prigione del letto le immagini passano ed escono di quadro, si distorcono quando si avvicinano in asse con lo sguardo, si offuscano quando sopraggiungono le lacrime. Si sente tutto il peso della sofferenza. Alle voci esterne rispondono i pensieri del protagonista, la sua voce, non udita dagli altri, li commenta costantemente. Poi la fantasia si libera e l’occhio di Bauby rivede la propria vita – gli sbagli, gli amori, tutto ciò a cui avrebbe voluto porre rimedio – scorre lungo sogni e fantasticherie. Schnabel dà sfogo al suo gusto pittorico e alla sua fantasia visionaria, si stacca dal corpo di Bauby per osservarlo (lo interpreta Mathieu Almaric, straordinario nel mostrare il contrasto tra i suoi due volti, tanto carismatico nel passato quanto terribile nell’immobilità) per rientravi poi con estrema sensibilità tra immagini che si annebbiano incerte, rivive l’ultima corsa in auto guardando Parigi dal basso, ritma il corso delle giornate sul ripetere cadenzato e incalzante delle lettere dell’alfabeto codificate come sistema di dialogo, accende e sfuma i motivi di una bellissima colonna sonora, serra il cuore con tocchi delicati e pungenti. Un film difficile, straziante, poetico, triste, bellissimo.

Voto: 8

Gabriella Aguzzi