Slevin patto criminale

04/06/2008

di Paul McGuigan
con: Josh Hartnett, Lucy Liu, Morgan Freeman, Ben Kingsley, Bruce Willis

Vincitore di 4 premi tra cui quello del pubblico e di miglior film all’ultima edizione del Miff, arriva ad aprire la nuova stagione cinematografica “Slevin, patto criminale” dello scozzese Paul McGuigan, che si è fatto notare ed apprezzare qualche anno fa con “Gangster n.1”.
Anche qui siamo tra gangster e personaggi luciferini, esplosioni di violenza e tradimenti, ma il tutto con un tono scanzonato e politicamente scorretto che, se non fosse un termine di paragone troppo spesso usato e abusato, si potrebbe definire “tarantiniano”.
Si inizia con una serie di uccisioni ancor prima dei titoli di testa e poi con un personaggio misterioso che racconta a un tizio in areoporto una vecchia leggenda metropolitana su una corsa di cavalli truccata che, 20 anni prima, ha provocato la strage di una tranquilla famigliola. Finito il racconto, il signore, che ha la faccia di Bruce Willis, uccide il povero ascoltatore e ne porta via il cadavere.
Cambia la scena, e ci troviamo di fronte ad un attraente giovanotto seminudo e col naso spaccato che alloggia a casa di qualcun altro e che viene scambiato da due scagnozzi per questo qualcun altro. Il boss gli ricorda che gli deve 96.000 dollari e che se non può renderglieli in un paio di giorni, ha lo stesso lasso di tempo per uccidere il figlio del boss rivale, il Rabbino. Il quale rabbino, poco dopo, lo fa prelevare a sua volta chiedendogli la restituzione, in 48 ore, dei 33.000 dollari che gli deve.... Dopo venti minuti di film abbiamo quindi già 8 morti, un doppio rapimento, un gangster negro, uno ebreo, una vicina di casa impicciona, rimandi a Hitchcock, un dialogo brillantissimo, un poliziotto, un killer e una trama che non si può raccontare per via delle complicazioni e dei colpi di scena, e che è meno divertente di quel che sembra perché, in fin dei conti, racconta una dolorosa vendetta.
Se il film di McGuigan, sul finale, si arrotola un po’ su se stesso nel continuare a inventare nuovi ribaltamenti di fronte (peccato ricorrente nei film del genere “stangata”), è anche tenuto in piedi da una regia impeccabile che orchestra abilmente ambienti, dialoghi, azioni e attori. Il cast, infatti, è stellare (Josh Hartnett, Lucy Liu, il già citato Willis, Stanley Tucci e i due grandi “cattivi” Morgan Freeman e sir Ben Kingsley), ma lavora in coro: un’impresa che, normalmente, riesca soltanto a Altman e Allen.

Voto: 7

Elena Aguzzi