Vicky Cristina Barcelona

20/10/2008

di Woody Allen
con: Scarlett Johansson, Javier Bardem, Penelope Cruz, Rebecca Hall, Patricia Clarkson

Intrecci sentimentali e confuse passioni al caldo sole di Barcelona. Ma tutto in puro stile Woody Allen il quale, dopo aver scoperto l’Europa, vi trapianta le sue storie nevrotiche dove gli amici si contendono lo stesso oggetto del desiderio (ma qui è tutto volto al femminile, e i dubbi di “Provaci ancora Sam” e “Manhattan” sono ribaltati di prospettiva) e intellettuali sofisticati consumano le loro insoddisfazioni perenni in un continuo cambio di partner. Dopo l’incursione nel noir Woody Allen torna così alla commedia sentimentale, quella più ricorrente nella sua filmografia e a metà strada tra la facciata drammatica e quella apertamente comica, ma anche quella in cui più rischia di ripetersi senza trovare il guizzo d’originalità e qui la caliente ambientazione spagnola non aggiunge molto a quanto ci ha già raccontato nel corso degli anni. Piacevole, sexy, arguto, divertente come sempre, “Vicky Cristina Barcelona” va sicuramente visto ma non annoverato tra le pietre miliari del Cinema i Woody Allen.
Due amiche, Vicky e Cristina, passano l’estate a Barcellona, una cerca la sicurezza, l’altra l’impossibile, una sa quello che vuole (o vuol credere di saperlo), l’altra sa solo che non lo capirà mai. S’imbattono in un’artista seducente (e chi può resistere al fascino di Javier Bardem?) che entra come un ciclone nelle loro vite e il trio si trasforma in quartetto all’ingresso in scena dell’ex moglie nevrotica dell’artista, una Penelope Cruz che esalta il (voluto) cliché della spagnola passionale. Passa l’estate e passa la tempesta e le due amiche fanno ritorno in America, sentimentalmente a pezzi ma uguali a sempre.
Scarlett Johansson è per la terza volta la musa di Allen, nel suo mix di humour e seduzione, ma è la travolgente coppia Javier Bardem/Penelope Cruz la carta vincente del film. Una voce narrante in stile “Jules e Jim” descrive i loro moti sentimentali in quest’accurata radiografia dell’amore in tutte le sue irrazionali varianti, divertenti e dolorose, dove il pubblico femminile finisce inevitabilmente col riconoscersi in una o nell’altra delle due protagoniste, o in entrambe. Ma, come ci è stato detto in “Melinda e Melinda”, una storia può essere sviluppata in chiave di commedia o di tragedia, e qui siamo in una commedia e tutte le potenzialità drammatiche che la situazione di questo incontro fatale cova si traducono in un complesso e paradossale groviglio sentimentale che sconvolge solo alla superficie, come spesso accade nella vita vera, e lascia immutati con solo un retrogusto di malinconia e di sogno inappagato.

Voto: 7

Gabriella Aguzzi

I generi in cui Woody Allen si alterna sono tre, il comico puro, il noir introspettivo e la commedia sentimentale, nel quale ci ha regalato sia gioielli di pura perfezione (Manhattan, Hanna e le sue sorelle) che titoli totalmente inutili (Mariti e mogli, Anything else). Purtroppo quest'ultimo appartiene alla categoria fallimentare.
Fiacco. Non c'è altro da dire. Fiacco e inutile. Non sgradevole, ma sbagliato, ripetitivo, privo totalmente di verve e di ritmo. Non abbastanza malinconico, mai divertente, scimmiotta la commedia francese, gira a vuoto e fa nascere il serio sospetto che l'autore, dopo quaranta film, sia arrivato al capolinea (lo si era pensato però già un altro paio di volte durante la lunga carriera, ma è poi sempre risorto dalle proprie ceneri )
A ben guardare, tuttavia, non è tanto una questione di ispirazione o creatività, in fondo la giostra amorosa può sempre funzionare anche se non aggiunge nulla di nuovo. Il difetto del film sta nel manico, vale a dire nell'ambientazione spagnola, che non ha nulla a che spartire con la sensibilità alleniana, che fuori da New York si è trovato decentemente solo a Londra: anche in Tutti dicono I love You, quando ha fatto un'escursione turistica a Parigi e Venezia, ha fatto flop. “Vicky, Cristina, Barcellona” sembra essenzialmente una pellicola sponsorizzata dall'ente del turismo spagnolo, e il film cade in tutti gli stereotipi degli americani nell'Europa latina: i puritani repressi che si trovano di fronte a un paese libero, caliente, pieno di fermenti artistici e pruriti sessuali, come gli inglesi in Italia all'inizio del '900. C'è persino la scena in cui il bel tenebroso porta la pecorella ad ascoltare un concerto di chitarra: per fortuna che il film non è stato girato in Italia, sennò sarebbe stato un mandolino! Il sole non fa per Woody Allen, che qui ha sbagliato un'altra cosa che solitamente gli riesce bene (e quando ha sbagliato, ha fatto fallire l'intero film): il cast. A parte Penelope Cruz, che ha dalla sua la fortuna di interpretare un personaggio sopra le righe, gli altri sono più o meno fiacchi come tutto il resto: Scarlett Johansson è simpatica nel suo mix di seduttività e imbranataggine, ma ripete un certo suo cliché e non anima abbastanza né il ruolo né la pellicola; Rebecca Hall è più o meno nulla e quanto a Javier Bardem, che dire? Non basta scegliere un attore monumentale per garantirsi una buona interpretazione. Bardem ha tutte le doti di questo mondo fuorché la leggerezza. “I lunedì al sole” era una commedia che gli era riuscita bene, ma perché aveva un personaggio che doveva essere plantigrado; qui inonda lo schermo di fascino bovino, e la sua lentezza appesantisce la residua vivacità della pellicola: per restare nell'ambito dell'amante latino, un Antonio Banderas avrebbe impresso maggior ritmo al film.
Infine, da segnalare – a parte l'irritante costume di ambientare la storia in una upper class da fumetto, che vive in ville da capogiro e non fa nulla per mesi se non bere vino e tormentarsi i sentimenti – la “tempistica” sbagliata: la vicenda dovrebbe consumarsi nel giro di un'estate, ma avvengono talmente tanti fatti, scanditi dalla voce narrante che sottolinea come “per diverse settimane Cristina si domandò...”, “ dopo alcune settimane d'attesa...” ecc, da dare l'impressione che passi almeno un intero anno. A un certo punto addirittura si dice “l'estate volgeva agli sgoccioli, (ed era ora, ndr), Cristina partì per qualche settimana in Francia: al ritorno sarebbe andata a New York con Vicky”, e nelle scena seguente Vicky annuncia “domani parto”. Domani? Ma non si era detto “fra qualche settimana”?. Il sospetto a questo punto diventa una certezza: Woody Allen non ha nemmeno scritto il film, ha solo firmato un'opera su commissione. Vedremo alla prossima.

Voto: 5

Elena Aguzzi