Palermo Shooting

14/12/2008

di Wim Wenders
con: Campino, Giovanna Mezzogiorno, Dennis Hopper

Tempo fa in un sondaggio di Redazione intitolato “Gli Insostenibili” Wim Wenders aveva ottenuto un indiscusso primo posto. Mi duole dir male di un regista che ho amato all’epoca di “Lo Stato delle Cose”, ma Wenders non fa che riaffermare il titolo aggiudicatosi continuando ad interrogarsi, in modo tedioso e scontato, sul senso dell’esistenza. Il Cinema non è fatto solo da una bella fotografia condita da una voce narrante che declama a ruota libera frasi poetiche o sentenze filosofiche. Nel caso di “Palermo Shooting”, poi, le frasi poetiche e le sentenze filosofiche non ci sono neppure, c’è solo un condensato di luoghi comuni su Vita e Morte.
A trovarsi in crisi esistenziale è un fotografo di moda che ha praticamente tutto – bellezza, denaro, successo – ma è solo, vuoto e insoddisfatto. Una notte vede la morte in faccia (letteralmente) e allora gli interrogativi sulla vita si fanno più incalzanti. Così decide di andarsene a Palermo, dopo che un ometto bizzarro sbucato dalle nebbie sputando sentenze gli parla di questa città (gli appare anche il fantasma di Lou Reed modello spirito guida). Così dalla grigia Dusseldorf il fotografo si sposta nell’assolata Palermo, vagabondando tra il curioso e l’apatico per la città e immortalandone gli angoli. Angoli da cui sbuca sempre più frequentemente un Arciere deciso a colpirlo. Inutile dire che l’Arciere è la Morte che quando finalmente se lo ritrova faccia a faccia, nelle sembianze di un Dennis Hopper che vorrebbe forse essere ironico, lo lascia andare in base a qualche contorta elucubrazione. In buona sostanza, il fotografo al cospetto della Morte ha riacquistato il gusto per la Vita e a farglielo scoprire è stato – reggetevi forte! – l’incontro con una donna, una Giovanna Mezzogiorno che crede ciecamente ai suoi strampalati racconti sull’Arciere e lo conduce in giro illustrandogli quadri apocalittici e paesi primitivi. Ogni commento a questo punto è superfluo e se proprio vogliamo salvare qualcosa dal naufragio salviamo il carisma di Campino, l’occhio del fotografo che vaga sulla città e la scelta dei brani musicali che include anche Fabrizio De André. Il resto è, se mi passate un termine poco giornalistico, una stronzata.

Voto: 2

Gabriella Aguzzi