Il Cosmo sul com˛

23/12/2008

di Marcello Cesena
con: Aldo Baglio, Giovanni Storti, Giacomo Poretti

Ahi ahi ahi Aldo, Giovanni e Giacomo! Li avevamo sempre trovati divertenti, i più divertenti che la comicità italiana ci aveva regalato nell’ultimo decennio. E ci hanno deluso. Forse perché non c’è più una storia a voler tenere unito il tutto, e se anche spesso la storia era un pretesto per creare un contenitore alle gag tutto filava liscio (ma si parlava anche di sentimenti, come in “Chiedimi se sono felice”, e si creava un bel gioco d’equivoci come in “La leggenda di Al, John e Jack). Forse perché non c’è più Massimo Venier alla regia. Forse perché non c’è più cattiveria, o (e questa è l’ipotesi peggiore) è venuta a mancare la fantasia. Il fatto è che gli episodi sono fiacchi, senza mordente, vagano in cerca di una conclusione, ti aspetti sempre qualcosa che non arriva e l’unica scena in cui si ride di cuore è quella dove è Angela Finocchiaro a farci ridere.
Un filo conduttore ipotetico c’è e sarebbe proprio indicato dal titolo. “Abbiamo sul comodino la verità e la saggezza a portata di mano e non sappiamo coglierla” spiega Giovanni. Ecco dunque, in apertura e chiusura, l’episodio dei tre tibetani. “Il Maestro Tsu Nam cerca di insegnare la verità a Pin e Puk, ma è un cialtrone e la sua verità crea disastri e questo è un po’ il tema di tutto il film”. Film che si snoda a episodi, alla maniera della commedia all’italiana anni 60 e 70 che i tre hanno preso a modello. Un omaggio a quello stile cinematografico e un espediente per raccogliere le idee più svariate. Si susseguono così “Milano Beach”, vacanze forzate a Milano, “L’autobus del peccato”, dove nella parrocchia di Giacomo piovono i soldi di una rapina, “Falsi Prigionieri”, parodia dei quadri semoventi di Harry Potter (con buon dispendio di effetti speciali) e “Temperatura basale” con Giacomo alle prese con problemi di sterilità. Ma tutto nasce e muore lì. Le storie sono banali, mai rette da una vera trovata. I tre sono sempre bravi nella loro caratterizzazione dell’omuncolo comune, quella piccola umanità che è sempre stata alla base della loro vena comica. Ma, francamente, era un film che si poteva tranquillamente bypassare.

Voto: 5

Gabriella Aguzzi