Australia

30/01/2009

di Baz Luhrmann
con: Nicole Kidman, Hugh Jackman, David Wenham, Brandon Walters

La passione di Baz Luhrmann per il melodramma è sempre stata palese, dallo Shakespeare kitsch “Romeo + Juliet” all’amore dietro le quinte di “Moulin Rouge!”, ma si abbinava sempre ad uno stile personale e innovativo con esiti felici (il primo caso) o irritanti (il secondo). Qui Luhrmann gira un melodramma a tutto tondo, che è tale anche nei ritmi solenni, nella spaziosità stupefacente dei paesaggi, nell’accendersi dei colori. Un film classico, troppo classico, poiché il regista si è volutamente rifatto ai più celebri modelli epici e romantici e ne ha rispettato lo stile, realizzando una sorta di “Via col vento” australiano con tanto di guerra finale. Ma è troppo: il bambino magico che è fulcro della storia e voce narrante, la battuta “there’s no place like home” dopo aver reso omaggio a “Il mago di Oz”, i contrasti tra i due che si tramutano inevitabilmente in amore, il malvagio che li perseguita fino alla fine, i tentativi di commuoverci fino alle lacrime, gli atti eroici, i paesaggi in tutto il loro fulgore, le due ore e tre quarti di durata, il richiamo della Natura....
Un film tutto australiano a partire dalla presenza delle due star Hugh Jackman e Nicole Kidman. Anche per Baz Luhrmann “there’s no place like home” e fa così ritorno alla sua terra e al ricordo del Cinema amato nell’infanzia. E se la canzone “Over the Rainbow” si fa motivo conduttore della storia, c’è posto anche per i battibecchi stile “La Regina d’Africa” o per uno spostamento di mandrie come in “Il fiume rosso”.
La narrazione procede come suddivisa in capitoli, da un inizio dai toni vivaci che evidenzia il contrasto tra una donna tosta e volitiva sotto l’aspetto impeccabile e raffinato (e qui la Kidman tira fuori il meglio di sé e dovrebbe essere sfruttata più spesso come attrice brillante) e un rude e bellissimo mandriano, si passa all’accompagnamento della mandria attraverso il selvaggio Outback con richiami ai grandi western; c’è poi l’aprirsi ai sentimenti, verso il piccolo orfano semi-aborigeno e, naturalmente, verso il bel mandriano coraggioso, e ci sono la guerra e il finale strappalacrime. Un kolossal ridondante e old style che ha senso solo se letto in chiave di omaggio cinematografico.

Voto: 6

Gabriella Aguzzi