Coco avant Chanel

27/05/2009

di Anne Fontaine
con: Audrey Tautou, Benoit Poelvoorde, Alessandro Nivola, Marie Gillain, Emmanuelle Devos

Come dice in modo esplicito il titolo stesso, “Coco avant Chanel”, e in modo ancor più esplicito il ridondante sottotitolo italiano “L’Amore prima del Mito”, il film non vuol essere una biografia di Coco Chanel e dei suoi successi, illustrati solo nella sequenza finale, ma una sorta di “prequel” della sua sfavillante carriera, esplorando quella parte difficile e sconosciuta della sua vita giovanile e, in modo abbastanza semplicistico, le cause della sua nascita d’artista. Così vediamo una giovanissima ma già determinata Coco, ragazza che rinnega le sue modeste origini, divenire l’amante prima di un uomo ricco e assolutamente grezzo (che ha pure una sua rozza sensibilità come vedremo nel procedere del film), riuscendo ad imporre se stessa e la sua indole ribelle al bel mondo a cui la vuole tenere nascosta e poi cedere per l’unica volta ad un amore che la segnerà tragicamente. Si delinea così il carattere di una donna indipendente e caparbia che, come rifiuta la convenzione del matrimonio allo stesso modo respinge i fronzoli dell’epoca, creando istintivamente, prima per vestire se stessa e poi per gli altri, uno stile personale e innovativo, comodo e mascolino, libero da ogni orpello e sobriamente elegante.
Un film senza particolari picchi ed emozioni, con una regia pulita e anch’essa sobriamente elegante, una bella fotografia e belle ambientazioni, ma nel complesso molto convenzionale. Di fatto, l’unica vera ragione per vederlo è la presenza di Audrey Tautou, assolutamente deliziosa, che illumina l’intera pellicola con la sua grazia e lo sguardo raggiante e malinconico dei suoi grandi occhi scuri.

Voto: 6,5

Gabriella Aguzzi

Un mito. Ma come una donna riesce a creare un impero in un’epoca in cui la vita non era certo facile per le donne, non era previsto che lavorassero e vivevano in funzione degli uomini? “Coco avant Chanel L’amore prima del mito” ci racconta come Gabrielle-Coco è diventata Chanel. Prima ci racconta come è diventata Coco, perché, dopo l’infanzia in orfanotrofio, fa la cantante in un locale notturno. Vuole andare in un locale più rinomato, si lascia mantenere da un uomo, si innamora e vive un amore infelice, emblematico di un’epoca in cui il matrimonio ha soprattutto una valenza economica e sociale. Che quanto raccontato sia tutto vero poco importa. E’ importante che venga delineata un’epoca in cui era difficile per una donna arrivare al successo con il proprio lavoro. Ma lei ce la fa (e partendo da una posizione piuttosto svantaggiata). E particolarmente significative sono le ultime scene, in cui vediamo Coco Chanel iniziare a creare i suoi abiti, fino al successo delle sfilate e al famoso tailleurino Chanel (nella foto). Una bella rivoluzione quando solo pochi anni prima le donne portavano il busto, fiocchi, fiocchetti e piume (emblematica la foto sulla spiaggia, qui pubblicata).
Così il film va anche oltre la storia e il personaggio, invogliandoci a riflettere su quanto sia stato importante -  e lo sia ancora – per le donne credere in sé stesse e impegnarsi anche contro tutto.

Voto: 6,5

Valeria Prina