Una notte da leoni

18/06/2009

di Todd Phillips
con: Bradley Cooper, Zach Galifianakis, Ed Helms, Heather Graham

Ci si potrebbe divertire a fare l’elenco dei film che hanno al loro centro il tema dell’addio al celibato, la notte di bagordi indimenticabile prima di fare i conti col futuro matrimoniale: spesso chiassosi (come “Bachelor Party”), a volte agrodolci (l’inglese misconosciuto “Ballando al buio”), ma cabri e crudeli (“Cose molto cattive”) o, in rari casi, poetici (“Fandango”, un inno ai “privilegi della gioventù” e al loro accorato addio).
E’ raro anche saper riportare sullo schermo un soggetto così largamente sfruttato regalando autentico divertimento. Ed è il caso di “Una notte da leoni” di Todd Phillips: tre amici accompagnano il futuro sposo a Las Vegas con l’intento di regalargli una notte sfrenata che non dimenticherà mai, ed invece dimenticano proprio tutto, perché il dopo sbronza  (“The Hangover” del titolo originale) li lascia privi di memoria in una suite devastata del Caesar’s Palace, a testimonianza che la notte è stata veramente sfrenata, e più del previsto. E non solo: il vero guaio è che non si trova più lo sposo. I tre si mettono quindi a vagare alla sua ricerca raggranellando i tasselli del puzzle che lasciano ogni volta scoprire una nuova rocambolesca e terrorizzante sorpresa. E qui ci fermiamo perché raccontarvi i continui stravaganti e imprevedibili colpi di scena sarebbe togliervi il piacere della storia, anticiperemo solo che si imbattono perfino in Mike Tyson, nella divertente parodia di se stesso.
Realizzato in maniera più distratta “Una notte da leoni” sarebbe il classico condensato di gag al limite dell’eccessivo e dello sguaiato e di trovate che prestano il fianco alla volgarità. Cosa lo rende invece del tutto nuovo e godibile e capace, qualità sempre più difficile da riscontrare nel Cinema d’oggi, di suscitare più volte la risata in sala? Innanzi tutto un ritmo perfetto, direi addirittura cronometrico, che si traduce in un’altrettanto perfetta sintonia tra gli interpreti. Poi il dialogo brillantissimo che accompagna l’inventiva originale delle situazioni, e i caratteri sapientemente complementari dei protagonisti. Tutto ciò fa sì che il temuto e labile confine con sguaiatezza e volgarità non venga mai varcato, facendo invece pieno centro sull’effetto comico.

Voto: 6,5

Gabriella Aguzzi