Harry Potter e il Principe Mezzosangue

15/07/2009

di David Yates
con: Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Michael Gambon, Alan Rickman, Helena Bonham Carter, Jim Broadbent, Robbie Coltrane, Maggie Smith

Ci sono almeno tre modi per giudicare un film su Harry Potter: considerandolo “per se stesso”, confrontandolo con gli altri episodi, paragonandolo al libro da cui è tratto.
In questo modo potremmo sinteticamente dire di questo sesto e penultimo (o terzultimo) episodio: bello, il più dark ed adulto di tutti, non rende abbastanza il libro.
Da questi tre lapidari giudizi se ne deduce un quarto: l'aspetto visivo è eccellente, ma  la sceneggiatura è un po' debole.
Cominciando dai difetti, il punto debole è senza dubbio una trama piuttosto sterile, almeno da come è trattata sullo schermo: per due ore infatti la storia gira su se stessa attorno a un paio di misteri uno piccolo piccolo, l'altro che tale risulta se si è letto il  libro (e chi ancora non lo ha fatto?), ossia 1) cosa cerca di fare Draco Malfoy? 2) cosa si son detti Tom Riddle e il prof Lumacorno?. In mezzo, si ciurla nel manico con delle simpatiche ma troppo insistite vicende sentimentali e la sempiterna partita di quidditch (ma basta, non è più un film per bambini! Almeno nell'ultimo episodio ce la risparmiano! – anche se, va detto, c'è parte del pubblico che di HP ama proprio la vita del college e gli scherzi che l'accompagnano...). Poi sembra che al regista sia mancata la pellicola, e in pochi minuti ecco che ci sono sette horcrux, oh tò uno è qui, ah già non è quello giusto, ops c'è uno che muore, eh sì il principe mezzosangue sono io. Va bene che uno dei pregi del film è senz'altro l'equilibrio tra lato dark e lato giocoso, ma nella tempistica i siparietti comico-amorosi sono di troppo rispetto al mistery : non dimentichiamo poi che c'è uno scarto d'età tra il lettore e lo spettatore: se quando è uscito “Il principe mezzosangue” il pubblico era fatto da adolescenti che ben potevano identificarsi coi turbamenti amorosi di Harry e Ron, oggi questi ragazzi sono degli ultraventenni.
Ma ciò che è peggio è che, nella conclusione affrettata, manca completamente il “crescendo”, il pathos (bellissima però la scena in cui tutti gli studenti e i professori illuminano il cielo minaccioso dopo la morte di Silente), nonché l'approfondimento psicologico del romanzo ( i personaggi di Pyton e Malfoy, così belli sulla pagina, sono un po' lasciati allo charme degli interpreti).
Inoltre, c'è da dire che ci aspettavamo qualche piccola “aggiustatura” di ciò che è stato girato in precedenza, alla luce di quello che avverrà nell'ultimo episodio: un esempio a caso, come la mettiamo coi doni di Sirius Black? Invece il film va avanti per la sua strada, indomito. A questo punto cominciamo a credere che il suddividere l'ultimo libro in due film non sia (solo) una bieca operazione commerciale, ma l'effettiva necessità di narrare con coerenza e respiro una storia intricata e densa di emozioni.
Ma parlando di interpreti, veniamo ai pregi. Se gli attori “storici” mantengono sempre il giusto tono e  phisique du role (Michael Gambon-Silente fa un po' troppo Gandalf, ma va bene così), le new entry sono assai gustose, col piccolo Riddle che anticipa il fascino luciferino di Fiennes-Voldemort e un impagabile Jim Broadbent-Horace Lumacorno, in perfetto equilibrio tra buffoneria, sofferenza (ammiratelo nel monologo sul pesciolino Francis) e un pizzico di ambiguità.
Poi, come si è accennato all'inizio, c'è l'aspetto visivo. Si parte alla grande con la passerella sul Tamigi sotto un cielo minaccioso, distrutta dalle forze del male. E si va avanti con effetti ben calibrati e luci appropriate: Hogwarts non è più la verdeggiante dimora piena di trabocchetti magici, ma un castello gotico, dove anche il campo sportivo è dominato da un'invernale cielo plumbeo; in più, si noti come nelle scene più intime e divertenti dominino i colori oro e rosso, mentre altrove avanzano i grigi, i blu, le luci livide che addirittura virano la pellicola su uno slavato bianco e nero.
Quanto al tema centrale, il definitivo passaggio, iniziato tre capitoli fa, della linea d'ombra che separa l'età dell'innocenza dall'età della sofferenza e della responsabilità, bé, quello è già tutto nel romanzo, ma è sempre quel qualcosa in più che rende Harry Potter piacevole anche a chi non è un appassionato delle vicende “del maghetto” (come si diceva agli inizi, ricordate?) e del cinema fantasy   

Voto: 7

Elena Aguzzi

Voldemort è tornato e i mangiamorte ormai vagano liberamente, minacciando sia Hogwarts che la terra dei Babbani. A fronteggiarli al fianco di Albus Silente (Michael Gambon) ritroviamo gli inseparabili maghetti: Harry (Daniel Radcliffe), Hermione (Emma Watson) e Ron (Rupert Grint). I tre sono cresciuti e, se da una parte sono impegnati a lottare contro il male, dall’altra sono alle prese con dei sentimenti nuovi, che ancora non riescono a distinguere bene. Infatti l’amicizia tra Harry e Ginny (Bonny Wright) sembra diventare qualcosa di più profondo, mentre Hermione freme di gelosia di fronte alle attenzioni di Lavanda Brown (Jessie Cave) per Ron. Insomma i corpi cambiano, gli ormoni viaggiano, ma le loro anime sono quelle di un tempo: limpide, coraggiose e altruiste. Anche la scuola di magia in “Harry Potter e il Principe Mezzosangue”, il sesto capitolo della saga creata da J. K. Rowling, costata 150 milioni di dollari e diretta ancora una volta da David Yates, non è più il luogo vivace, colorato e sicuro delle altre pellicole, ma a tratti veste panni cupi, sfumati e logorati dalla magia oscura.
“Questo è il film della transizione - dice il regista - il passaggio dall’adolescenza all’età adulta per i maghi di Hogwarts”. “Avevo vissuto una grande esperienza nell’ultimo film - aggiunge Yates - e sono stato felice che mi abbiano richiamato. Il sesto libro mi è piaciuto molto, è divertente e aggiunge nuovo fascino a una Hogwarts che non avevo mai visto così, insieme alla scoperta del passato di Voldemort che ha conseguenze enormi per il resto della serie”.
Stavolta il giovane mago deve aiutare il professor Silente a ritrovare un prezioso ricordo di Tom Riddle, il giovane Voldemort, custodito nella mente di una vecchia conoscenza della scuola di magia di Hogwarts. Harry scoprirà così che il Signore Oscuro non può morire perché ha diviso la sua anima in brandelli, poi l’ha nascosta con un incantesimo in diversi oggetti.
Nel cast ritroviamo alcuni personaggi chiave come Draco Malfoy (Tom Felton), alle prese con la complicata iniziazione per entrare a far parte dei mangiamorte, il professor Piton (Alan Rickman), qui ancora più misterioso del solito, la spietatata Bellatrix (Helena Bonham-Carter) e una new entry: il professor Lumacorno (Jim Broadbent).

Voto: 7

Barbara Maura