Barbarossa

09/10/2009

di Renzo Martinelli
con: Rutger Hauer, Raz Degan, Kasia Smutniak, Cecile Cassel, Murray Abraham

L’ambiziosa pretesa era quella di realizzare un Kolossal storico affrontando il genere epico. Il risultato ha il sapore della solita fiction televisiva in costume e non a caso alla produzione partecipano RAI Fiction e RAI Cinema. Dialoghi che travalicano di gran lunga i confini del risibile ottenendo risultati di involontaria comicità, attori retorici e impacciati complici anche il maldestro doppiaggio e l’infelice copione, scene e costumi che fanno pensare alle rievocazioni storiche di tante nostre sagre.
Il sogno sconfinato di gloria dell’Imperatore Federico Hohenstaufen detto il Barbarossa, che ha l’imponente figura e lo sguardo glaciale di Rutger Hauer, funestato da oscuri presagi e contrapposto a quello fiero di libertà di Alberto Da Giussano, che riunisce vigorosamente una Compagnia della Morte animata dalla stessa disperata volontà di rivalsa, non viene dipinto con la forza epica che avrebbe promesso (Raz Degan, che interpreta Alberto Da Giussano, può fare un facile confronto con l’”Alexander” di Oliver Stone a cui ha preso parte).  E’ proprio nel goffo tentativo di mixare Storia e Magia, con l’intento forse di immergere la vicenda in una sensazione di ineluttabilità del Destino, che sta la parte più scricchiolante del film, trasformatosi in un incredibile guazzabuglio di profezie e stregonerie. Federico, alla maniera di Macbeth, va ad interrogare una veggente che con aria spiritata lo ammonisce di guardarsi dalla falce e dall’acqua (la falce ci verrà spiegata, l’acqua foriera di morte sarà menzionata solo nella didascalia di chiusura perché non fa parte della vicenda specifica che andiamo a narrare). Ma dall’altra parte anche Alberto Da Giussano ha le sue brave premonizioni perché si innamora fin da bimbo di Eleonora, sopravvissuta al fulmine e perciò in fama di strega. La ragazza ogni tanto va in trance, parla altre lingue e vede strane cose, come quando conduce tutti in una cripta sotto il suolo milanese dove vengono ritrovate le reliquie dei Re Magi (!) che dovrebbero proteggere la città, ma poiché reagisce spesso come un animale selvaggio (anche alle dichiarazioni d’amore del suo Alberto) nessuno le dà ascolto e la trattano come una novella Cassandra. Irresistibile la scena in cui il suo amore la ritrova scampata al rogo e lei con voce commossa esclama “L’Imperatrice mi ha salvata: hanno bruciato un’altra al mio posto”. E così siamo tutti contenti.
Alle imprese belliche si mescolano così di continuo vicende amorose da romanzo d’appendice. Murray Abraham è un Siniscalco Barozzi reso perfido dall’amore respinto. Alberto Da Giussano nel suo grido di libertà vorrebbe forse riecheggiare il Mel Gibson di Braveheart. Il cast internazionale è rovinato dal doppiaggio di stampo televisivo. Si salvano alcune scene di battaglia girate con doviziosa cura ed effetto scenografico. Per il resto, se al Barbarossa fu consigliato di abbandonare il sogno di grandiosità, i realizzatori del film dovrebbero ascoltare lo stesso consiglio.

Voto: 5

Gabriella Aguzzi