Parnassus - L'Uomo che voleva ingannare il Diavolo

21/10/2009

di Terry Gilliam
con: Heath Ledger, Christopher Plummer, Tom Waits, Johnny Depp, Colin Farrell, Jude Law, Lily Cole, Andrew Garfield, Verne Troyer

 

Parafrasando il titolo della  tesi di dottorato discussa nel 1972 da un celebre studente/cineasta,tale Eric Rohmer, “L'organizzazione dello spazio nel «Faust»di Murnau”, si potrebbe ribattezzare l'ultimo film di Terry Gilliam “The organisation of the Imaginarium of Doctor Parnassus” mentre si tenta di far quadrare  un appellativo con il nome di un monte, entrambi riconducenti ad  un'epoca della storia del cinema e prima ancora della letteratura artistica. Razionalmente, edotti sulla presenza del diavolo o in generale delle forze del Male, sarebbe abolito un automatismo associativo tra i vari “Dottor” Faustus, Caligari, Mabuse ecc... (di cui Parnassus è padre e  figlio al tempo stesso) e la cima sovrastante la città di Delfi (consacrata nell'antichità al culto del Dio Apollo e delle nove Muse) sulla quale i membri dell'omonimo movimento culturale francese, nella seconda metà del XIX secolo, auspicavano di reinsediare la poesia  trascinata a valle da Lamartine.
Tuttavia,concedendosi sconfinata libertà immaginativa, qualsiasi sovrastruttura decade: tutto è possibile in questa pregevole opera di Gilliam.
Estromesse le consuete categorie  di pensiero non resta che librarsi nell' immaginazione, compiere un viaggio, un itinerarium mentis di medievale memoria, per provare a comprenderne,soltanto a posteriori, l'organizzazione, cioè le modalità di configurazione schermica che superano le aspettative del genere fantasy a cui la pellicola va ascritta, producendo ulteriori sensi e motivi di riflessione su temi universali quali l'amore, la sete di conoscenza, la creatività.
Degno di nota  nel film è innanzitutto il concetto di continuità, inteso tout court come flusso costante e non in un'accezione prettamente cinematografica legata ad una sceneggiatura di ferro  o al montaggio serrato, bensì allo stupore, alla meraviglia, all'insaziabilità che dalla notte dei tempi scaturiscono se la narrazione si mantiene affabulatoria, affascinante, avvolgente, propria di saghe, leggende, miti (... addirittura può salvare in extremis  :“Le mille e una notte”docet).
Sin dalla genesi di “Parnassus” infatti Gilliam e lo sceneggiatore McKeown hanno iniziato a lavorare senza un piano preciso scambiandosi continuamente proposte ed idee via mail.
"Poi ci siamo rivisti", ricorda Gilliam. "Abbiamo affrontato la storia e, a poco a poco, qualcosa è venuto fuori. Non c'era una forma precisa, si trattava di stare seduti e scolpire questo enorme blocco di marmo fino a che qualcosa di meraviglioso non è venuto fuori". Concorda McKeown :"Abbiamo parlato per un paio di settimane dell'argomento in maniera generica. Poi abbiamo passato una giornata ad affrontare tutti gli argomenti in ballo e, finalmente, abbiamo cominciato a parlare della storia stessa e come si collegasse agli eventi contemporanei. Per un paio di settimane, è stato un misto di tutte queste cose e poi abbiamo cominciato a scrivere”.
Parnassus (Christopher Plummer), dalle sembianze di un vecchio sapiente-mago-stregone plurimillenario, espone più volte alla figlia Valentina (Lily Cole), senza mai terminarla, una strana vicenda di un patto da lui stipulato con il diavolo, omettendo, puntualmente, notizie della madre e della sua nascita, ribadendo la necessità di narrare la storia dell'universo senza la quale nessun elemento potrebbe esistere: raccontare equivale a sostenere il cosmo ossia anteporre all'ignoranza del silenzio l'eloquenza dell'immaginazione,cardine della vita stessa. Inoltre il suo fidato collaboratore Percy (Verne  Troyer), cinicamente saggio, come un grillo parlante, nel fornire coordinate temporali allo  smemorato aspirante “impiccato” redivivo penzolante  sul  Tamigi nel buio della notte,Tony (Heath Ledger nella sua ultima prova  prima della morte) e vero asso di Parnassus nella sfida al diavolo, si esprime asserendo:”[...]narrativamente siamo in viaggio”.
Spazialmente il film è ambientato nella Londra contemporanea,o meglio, nei vari quartieri in cui si fermano per esibirsi gli attori dello spettacolo teatrale itinerante  “Imaginarium” così chiamato perché il Dottor Parnassus ha il potere di esaudire i desideri di coloro che entrano nello specchio magico carpiti dall'avvenenza di Valentina  e dalla logorrea di  Anton ( Andrew Garfield) tuttofare in veste di imbonitore da fiera,segretamente innamorato della giovane.
Ad ogni esibizione immobili,come in un quadro plastico,ricordano la tela di Gauguin “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?”.
La mente di Parnassus è una cornucopia di immagini:si occupa del processo di elaborazione dei sogni altrui senza materializzarli come farebbe  la lampada di un genio. Sono sufficienti i simulacri come il pensiero,nato di sabato, all'agognata domenica  del villaggio.
In medias res  si partecipa al dramma di un padre che teme di perdere per sempre la figlia al compimento del suo (imminente) sedicesimo anno d'età come pattuito con il diavolo (Tom Waits) durante una delle innumerevoli sfide tra loro. Anche il demonio è interessato non al possesso, ma al puro atto della scommessa (Borges avrebbe riflettuto sul morso dato ad una mela e non sul suo sapore...) pertanto le competizioni si rinnovano,similmente, ad  un gioco d'azzardo destinato a non terminare mai, compulsive quanto un vizio. Pur di salvare Valentina, Parnassus accetta l'ennesima gara con il rivale:entrambi dovranno condurre a sé cinque anime entro tre giorni. Il primo che riuscirà nell'impresa deciderà del futuro della ragazza. Il sopraggiungere  dell'avvenente e misterioso Tony riattiva  il meccanismo della fluida, malleabile  continuità filmica al ritmo delle sue menzogne-nolens volens rivelate-che si conferma di matrice, squisitamente, teatrale. La sua origine è proprio nel teatro di strada, nella fissità da tableaux vivants, nelle perfomances medievali, su carri o palchetti,nelle fiere e nella Commedia dell'Arte in cui l' “improvvisazione” si ergeva, paradossalmente, su un meccanismo rigido di tecniche  ferree (per apparire invisibili) essendo gesti ed azioni in dissolvenza  legati ad evoluzioni e trasformazioni graduali e logiche. Le stesse inquadrature sono, visibilmente, studiate secondo entrate ed uscite dei personaggi come da quinte teatrali.
La naturalezza degli eventi  e della loro rappresentazione,tramite immagini, pervade il film con la stessa dimestichezza di un prestigiatore intento ad estrarre il mondo  intero dal suo cilindro:Parnassus, con un soddisfatto “Voilà”,accoglie  Tony (che basito ripete a ruota) restituito al palco del suo teatrino dopo il primo viaggio al di là dello specchio.
Eppure l'orologio  batte la stessa ora: qualunque spiegazione scaturirà, solamente se disponibili ad immaginare.
Il premio di virtù che Tony (divenuto membro della compagnia) promette al pubblico -per far cassa-  consiste nella completa purificazione interiore e all'annuncio rispondono entusiaste gruppi di ricchissime donne griffate quanto frustrate ansiose di entrare nello specchio, dunque nella mente di Parnassus.
Il climax estetico del film è raggiunto proprio nel mondo parallelo dell'Imaginarium in cui le sembianze  ed i ruoli dei personaggi possono modificarsi (Tony incita a non temere le variazioni):le emozioni spettatoriali sono leggere, libere e più vicine ad ideated sensations, per dirla alla Bernard Berenson, e ben lontane dall'assalire.
Nel regno fantastico in cui niente è per sempre, nemmeno la morte, si assiste al tripudio di colori, paesaggi, dimensioni irreali degli oggetti, avventure assurde, ma legittime nell'universo onirico: metafora del cinema inteso da Benjamin come edificio architettonico, oltre che traduzione letterale dell'agognato desiderio di penetrazione  nella mente altrui, si entra nell'iconografia surrealista di Dalì, Magritte, o ancora di Bosch con un richiamo all'ingenuità preraffaellita (di incantevole bellezza la rossa  Cole dal viso di porcellana) spaziando tra la fotografia di messa in scena alla Gregory Crewdson (inquietante in quanto surrealista ossia eccessivamente realista) e gli straordinari effetti speciali della computer grafica. Ad onor di cronaca una sola volta, ma fuori dallo specchio, Parnassus mostra, fugacemente, uno dei numerosi dipinti ispirati al Parnaso (dovrebbe trattarsi di “Il Parnaso”di Mengs,1760). Passeggiando sulle nuvole, percorrendo dune di un deserto infinito, salendo scale precarie solleticanti il cielo, la vera identità di Tony emerge mediante tre metamorfosi facciali: il divo Johnny Depp emulo di  Rodolfo Valentino (che letizia la melodia evocante “Lo sceicco bianco”!) presta il volto all'abilissimo seduttore che poi, con le sembianze di Jude Law-sguardo di ghiaccio da arrampicatore sociale, fugge dai criminali russi con i quali, all'inizio della sua carriera, scaltro ed egoista  nell'interpretazione di Colin Farrell, ha stretto rapporti di lavoro consentendo loro, attraverso la sua associazione di beneficenza  a sostegno dell'infanzia,il riciclaggio di denaro sporco.
L'immaginazione, pur se di Parnassus in stato di trans, accoglie coralmente le peripezie di tutti i personaggi legandoli-diavolo compreso- a lui come un fil rouge: nella sua eviterna  esistenza ha commesso molti errori,ultimo lasciare inascoltati i desideri di libertà della figlia mettendone a repentaglio la  vita (Valentina, anello più debole e puro della catena, lo implora di non scegliere mai più perché lo ama  teneramente e lo sprona a suon di  gentili colpi di boxe) .Tuttavia egli sa leggere i segni del destino e giocare abilmente le sue carte.
Rispettando la struttura fiabesca della Ringkomposition, Tony muore impiccato,secondo la profezia dei tarocchi e Valentina realizza con Anton il suo sogno di costruire una famiglia nel calore delle mura domestiche come nella  foto patinata da“casa di bambola” presente su  una rivista tenuta  gelosamente nascosta .
Al termine del film, Parnassus (alter ego del regista che ha squadernato al pubblico  quanto desiderava fosse visto, secondo la sua volontà) non è un'ennesima versione di Faust,Valentina differisce da Margherita e, dopo una vertiginosa esperienza immaginativa, ossia di folgorazione figurativa, si è pervasi da una profonda energia, dalla passione dei  personaggi, magistralmente interpretati,dal bisogno di lottare  contro chi nella folla vaga privo di pensieri ed idee,senza prestare attenzione  anche ad  una singola voce e, in generale, aderisce apaticamente al Sistema rendendo sordi gli orecchi e ciechi gli occhi ai suoni, rumori e colori della vita .

Voto: 7,5

Mariangela Imbrenda