Il Nastro Bianco

05/11/2009

di Michael Haneke
con: Christian Friedel, Leonie Benesch, Ulrich Tukur, Ursina Lardi, Rainer Bock, Susanne Lothar, Burghart Klaussner

In un piccolo paesino di campagna la tranquillità è sempre un’ apparenza, anche in quello dov’è raccontata la storia del film di Haneke. Ambientato storicamente agli inizi del ‘900 in Germania, anche la scelta stilistica del regista pare richiamare proprio il cinema di quell’epoca, bucolico e impressionista. Succede così che alcuni fatti non particolarmente gravi ma abbastanza strani da mettere agitazione nella comunità, fanno da filo conduttore nella storia delle famiglie protagoniste del racconto. Prima il misterioso incidente al dottore, poi l’incidente al figlio del proprietario terriero e in seguito a un tenero bimbo ritardato, creano sospetti e malumori tra i compaesani fino alla presunta (ma plausibile) scoperta della verità che farà riflettere sull’educazione e la società in cui stavano crescendo i ragazzini del villaggio. Il film è una parabola sulla vita e la mentalità chiusa del paese, sull’ignoranza e su valori (quasi) arcaici. Inoltre se pensiamo che la storia è raccontata alla vigilia del primo grande conflitto mondiale, ci si può effettivamente porre delle domande su come il sonno della ragione crei mostri e che un giorno quei ragazzini saranno parte integrante del terzo reich. Haneke è un cinico, la violenza che ci mostra non è mai fisica, tutta mentale e psicologica. Il film non ci dice niente di esplicito, ma tutto è rimandato alla nostra coscienza e al confronto con la nostra quotidianità. Gli interrogativi sono tutti sbiaditamente sussurrati, a volte suggeriti. Il bianco e nero del film sembra quindi andare oltre al solo fattore estetico della pellicola, ma è un richiamo alle nostre anime, alle colpe, alle vittime e alla speranza. Palma d’oro 2009, si, ma con riserva.

Voto: 7

Andrea Dimino