Il figlio pių piccolo

19/02/2010

di Pupi Avati
con: Christian De Sica, Nicola Nocella, Luca Zingaretti, Laura Morante

Dei tre  padri recentemente ritratti da Pupi Avati, questo Luciano Baietti è ancora più assente dell'inadempiente Abatanutono de “La cena per farli conoscere” e ancor più nocivo dell'iperprotettivo Orlando, il “Papà di Giovanna”. Questo si ricorda del figlio, 16 anni dopo averlo abbandonato, solo per scaricargli addosso debiti e grane legali.  “Il figlio più piccolo” è la storia, infatti, di un immobiliarista furbetto – e, a suo modo, ingenuo, manovrato da furbastri più di lui – con un figlio e una ex moglie di un candore che sfiora l'idiozia, che si troveranno invischiati nelle sue malefatte senza però riuscire a disamarlo.
Pupi Avati non si trova a suo agio con l'attualità e sceglie da subito i toni fiabeschi piuttosto che quelli realistici per raccontare la sua amarezza di fronte a un mondo in cui conta solo il denaro e il successo, e le scorciatoie per raggiungerli. Se dovessimo giudicare il film in base alla credibilità della sceneggiatura, dovremmo considerare “Il figlio più piccolo” un mezzo passo falso, ma leggendolo come un' ode all'ingenuità bella e pura “alla Nick Novecento” e una descrizione di caratteri, allora il film funziona. E naturalmente funzionano gli attori, che Avati sceglie e dirige sempre con cura e maestria. L'atteso De Sica in un ruolo non farsesco non delude: recitando sotto le righe riesce a trasmettere tanto il lato farabutto e millantatore dell'uomo quanto la sua fragilità e stolidità; Luca Zingaretti, si sa, è un attore ottimo e sensibile, viscido al punto giusto; Laura Morante non riesce a mettere da parte il suo lato isterico, ma lo avvolge di un assurdo ottimismo anni '70 e di una cieca bontà che la rendono comicamente irresistibile; ed è piacevolissimo anche il cameo di Sydne Rome. Ma la vera rivelazione e fonte di vita del film è il semiesordiente Nicola Nocella, un John Belushi con l'imbarazzo, la semplicità, la tenerezza dei personaggi più cari di Avati. Da notare infine una chicca, il film horror (orrendo) che il povero Baldo intende realizzare: una simile trovata, fosse stata firmata da Almodovar o da Tarantino, avrebbe strappato gli applausi alla critica più ostile. È solo Avati ad aver inventato questo “film nel film”, ma lo applaudiamo comunque!

Voto: 6,5

Elena Aguzzi