Vendicami

30/04/2010

di Johnnie To
con: Johnny Hallyday, Sylvie Testud, , Anthony Wong Chau-Sang, Ka Tung Lam, Suet Lam, Simon Yam, Siu-Fai Cheung, Felix Wong, , Ting Yip Ng, Maggie Siu, Vincent Sze

Macao, Irene Thompson viene quasi uccisa in casa da tre uomini che hanno sparato a suo marito e ai suoi figli. Suo padre giunge dalla Francia con un unico obiettivo: vendicare il torto subito dalla donna. Si rivolge perciò a tre malavitosi locali che ha visto uccidere una coppia nel suo albergo e con loro si mette sulle tracce dei killer. Ma dopo poco i tre scoprono che gli assassini erano stati mandati dal loro capo e questo aprirà la strada a un gigantesco conflitto interno.

Vengeance ovvero la rivincita di un mito, probabilmente quello del Costello di Melville, qua un indurito Johnny Hallyday, cuoco francese e vendicatore dei torti subiti da una figlia di cui sapremo soltanto il nome. Una figlia sposata a qualcuno che ha fatto uno sgarbo al boss George Fung e che per questo vedrà morire la sua intera famiglia. 
Costello si arma per prima cosa di una grande umiltà e decide di assoldare tre killer che ha visto in azione e da cui si lascia armare la mano. Insieme a loro trova e uccide i killer di suo genero e degli incolpevoli nipoti. Ma naturalmente, essendo questo un film di Johnnie To, siamo solo all'inizio dell'intricatissima trama che avvilupperà senza pietà Costello, i suoi killer e lo spettatore.

Ancora una volta Johnnie To decide di mettere in scena un thriller dalle molte facce, e se con Exiled  ci ha abituati al carattere ambivalente di tutti i suoi personaggi e con Sparrow ci ha regalato l'ebbrezza della massima espressione stilistica, qua lo spettatore non potrà fare a meno di lodare l'assoluta maestria del regista nel coniugare generi e citazioni senza mai neanche l'ombra di una sbavatura.
Johnny Hallyday è un cuoco dal passato oscuro, ha un ristorante e una grande casa a Parigi che mette in gioco per il piacere di gustare la sua vendetta. Ora la vendetta, normalmente in un film orientale e in uno di Johnnie To in particolare, è un'arma a doppio taglio.
Molte sono le cose che mette a posto, ma altrettante quelle che risveglia.
In questo caso se la vendetta viene agilmente consumata nella prima parte della storia, nella restante vediamo tutto quello che è stato risvegliato da un'apparente semplice azione/reazione che finisce per complicare irreversibilmente la vita di tutti.

Seppure accuratissimo e molto ben congegnato non è comunque il plot ad essere centrale in questo nuovo film di Johnnie To. Quello che finisce per essere un ottimo motivo per guardare la sua ultima fatica è ciò che da sempre richiama i suoi fan: l'assoluta maestria nella messa in scena.
To costruisce con il suo innegabile talento una sinfonia per pallottole e scenari totalmente mobili che da sola incanta lo spettatore. E se Costello a un certo punto dimenticherà la sua vendetta e i motivi dei suoi contatti con gente il cui ricordo è affidato a una foto, lo spettatore conserverà a lungo la sensazione di meraviglia richiamata da un semplice passaggio sotto la pioggia con molti ombrelli e nessun uomo di cui ci si possa ricordare a portarli. Mentre una resa dei conti affidata a cubi di materiale compresso, che apparentemente da soli camminano verso il loro implacabile destino, accresce la sensazione dello spettatore di assistere a una magia, all'interno di una rappresentazione mai scontata che rende unico ogni singolo fotogramma.
La regia impeccabile e l'accurata costruzione fotografica sono ormai il marchio di fabbrica dei lavori di To, e molte sono le cose che chi conosce e ama il suo cinema potrà ritrovare anche in quest'ultima opera. I passaggi silenziosi sotto la pioggia, o le coreografie di oggetti inanimati che finiscono per muoversi proprio quando non ci si apetterebbe sono solo l'inizio. Altro è trovare ancora una volta Anthony Wong, Ka Tung Lam e Suet Lam, in questo caso killer assoldati da un granitico ma convincente Johnny Hallyday. Mentre Simon Yam è di nuovo il temibile boss dei tre, in un gigantesco omaggio autocitazionista che ci porta di peso in quello che finisce per essere l'universo alternativo del maestro dove Simon Yam può solo essere il capo e gli altri tre morire esclusivamente per mano sua.

Voto: 7

Anna Maria Pelella


“A che serve la vendetta se poi non se ne ha memoria?”

Potrebbe essere la frase culto del folgorante film di Johnnie To. Storia di un padre che giunge a Macao e giura di vendicare la figlia, con la fretta di poter ancora conservare il ricordo della sua vendetta. Storia di faide tradite e di amicizie che nascono forti nel mondo solitario dei gangster, di legami improbabili che durano oltre il ricordo, di coincidenze beffarde del destino. Fitta di inattesi colpi di scena, di invenzioni narrative e visive, di sequenze e momenti magici.
“Vendicami” coniuga splendidamente la tradizione hongkonghese del Cinema di Johnnie To allo spirito del noir francese e sottolinea questo straordinario connubio con un citazionismo mai compiaciuto: da una parte il terzetto di killer guidato dal carismatico e impassibile Anthony Wong, dall’altra il nome melvilliano dato al vendicatore dall’oscuro passato, Costello, come “il samurai” Delon nel film che a sua volta omaggiava il Cinema Orientale, creando tra le due cinematografie un gioco di continui rimandi. Eredita il meglio di “Exiled” (la ribellione al boss che si traduce nella camminata del “mucchio selvaggio” verso la morte) e lo rivisita con la sensibilità del noir europeo, acquistandone i ritmi, dandovi l’impronta decisiva con la presenza di Johnny Hallyday, magico e misterioso come in “L’Uomo del Treno”, impenetrabile dietro la sofferenza immobile dello sguardo, giustiziere straniero in una Macao e in una Hong Kong sconosciute, tra le luci che si sciolgono nella pioggia come i ricordi che si stanno perdendo.
L’estetismo quasi estenuante di “Exiled” lascia il posto ad un’emozione sopita come il dolore costante e mai manifesto di Costello (bellissima la scena in cui i tre killer visitano la scena del delitto mentre in lui rivive l’anima del cuoco), che pure palpita sempre nella bellezza di sequenze magistrali, quali lo smarrimento sotto la pioggia battente o la resa dei conti nella discarica.
Mai scontato, scarno nei dialoghi, procede tra continue sorprese (e non mancano neppure i momenti lievi che strappano il sorriso senza per questo suonare come stonature) nel crescere di una nuova fratellanza, come sottolinea anche il nome del ristorante, “Les Frères”, lasciato in Francia insieme ad un passato di redento che non potrà più tornare. Ed ognuno porterà avanti la vendetta nel nome dell’altro.

Voto: 9

Gabriella Aguzzi